—Va a metter ciò in versi: l'è grazioso. Ma non esser inquieto per me, no: io sono di acciaio—mi si può torcere, ma non spezzare.
—Io mi sovvengo di un'altra vittima. Addio.
Il ballo di madama Thibault si componeva di due categorie di persone: gli attori e gli spettatori.
Gli attori erano una ventina di giovani dei due sessi, cui alcuno non conosceva ed alcuno non curava conoscere—i ballerini. Le damigelle erano state scelte di una bruttezza sufficiente per non far macchia e servire di rilievo alle vere bellezze.
Questo coro della festa era vestito di bianco, senza gioielli, con qualche fiore nei capelli, ed ecco tutto.
Non vi era da sbagliarci sul suo ufficio.
La categoria degli spettatori era altra cosa. Lo zio Pradau li aveva dipinti con esattezza.
Madama Thibault abitava adesso un padiglione in fondo ad una corte, nel Faubourg St. Honorè. Al padiglione si annetteva un piccolo giardino. E tutto ciò era ricco e civettuolo.
I saloni, o piuttosto la Borsa, eran già stivati di gente, quando
Morella arrivò.
La stessa parola spruzzò, nel medesimo tempo, da tutte le labbra: Ecco la regina!