Infatti, Morella era alta abbastanza per spiegare l'eleganza squisita della sua taglia, ma non troppo per imporre, come una Semiramide di Opéra. Il suo colorito aveva quella pallidezza bianca ed abbagliante, piena di salute, che indica l'armonia delle funzioni della vita, la perfezione degli organi. Una pelle vellutata e fina, simigliante all'alito di una bambina che dorme. Il suo lungo sguardo nero era impregnato di languore, ma si animava per raggi, e dava delle scosse come una macchina elettrica. Nulla poteva eguagliare la freschezza, la grazia, la soavità della sua bocca, ove la voluttà sorgeva come Venere dalla schiuma del mare. La sua fronte, alta, levigata, bianca come l'Olimpo di Omero, sarebbe stata davvero il trono di un'anima—se Morella ne avesse avuta una. Il suo sorriso un po' lento penetrava come l'odore della magnolia. Il suo collo, il suo petto, le sue braccia nude allumavano gli sguardi e scoloravano i sembianti. Satana vi scoppiettava con la sua muta furibonda di desiderii.

Morella era una provocazione. Ove ella poggiava lo sguardo, feriva; ove ella fermava la sua volontà, prostrava.

Come contrasto a quella provocazione—che sembrava emanar da lei involontariamente—le sue maniere erano dolci, molli, gravi: la cimbalina di Dio si rivelava in sibarita!

La sua voce era armoniosa, ma si lasciava dietro le vibrazioni che seguono una corda che si spezza.

In una parola, Morella sarebbesi detta una cattiva azione della provvidenza. Era un calappio, come la datura strammonio—il di lui fiore incanta lo sguardo ed uccide.

Si danzava già in un salone.

In un gabinetto, taluni, fra cui il dottore di Nubo, giocavano al baccarat a tutto vapore.

Sotto il pretesto del caldo e della folla, una mezza dozzina di odalische—le men belle, tariffate al di sopra dei 60,000 franchi l'anno—si erano ritirate in un altro salone che dava sul giardino. Una dozzina di uomini—i quali avevano quasi tutti passato il capo fatale dei quarant'anni—folleggiavano intorno a quelle bellezze—alle quali madama Thibault li aveva presentati.

Il duca di Balbek trascinava uno sguardo noncurante su quello splendido mazzetto, meditando un attacco sopra una magnifica Polacca, la quale, a sua volta, lo avviluppava del suo sorriso. Il principe di Lavandall stuzzicava i lunghi ricci neri di una giovine miss irlandese, che aveva l'aria innocente di Eva nel paradiso.

In quel momento si udì nei due saloni una specie di brulichìo? paragonabile a quello della brezza nelle foglie della foresta.