La sua avvenenza era di quella che stupiscono l'anima e turbano il sangue. La giovinetta vaneggiava; la giovane donna ammirava; la donna tra i trenta e quarant'anni bruciava: raggio pel cuore; torcia per la carne.

Il duca non potè però scegliere.

Doveva amare secondo gli spacci in cifre che riceveva dal suo ministro degli affari stranieri—a cui egli pingeva la galleria di quelle sultane. Gli toccarono dunque due donne mature, che passavano per onnipotenti alla Corte e nella massoneria diplomatica.

Ma con ciò, quelle tigri affamate di carne fresca erano gelose.

Per respirare un profumo di giovinezza, Balbek volle ammogliarsi.

Quelle pieuvres gli gittarono fra le braccia una vergine!

Esse sapevano ciò che facevano.

Un chiaro di luna, a quell'uomo che aveva sete del sole dei Tropici!

L'innocenza di Vitaliana non fu dunque per lui un'antitesi, ma una deluizione. Psiche faceva comprendere Medea. Ebe sottolineava Arianna.

Questa politica di femmina riescì. Il signor di Balbek amò sua moglie come una giovane sorella, e la trovò scipita. Si limitò allora a rispettarla moltissimo, a venerarla quasi—talmente la ingenua ignoranza di lei glie ne imponeva!