«Cher ami, lo tengo. Che volete che ne faccia? Un misero? lo è di già. Un disgraziato? gli è impossibile—poichè debbo lasciargli pigliare l'amore di cui paga il prezzo. Egli è sciocco, ma giovane, bello e confidente.

«Fate attenzione!

«Ciò potrebbe disarmarmi—ed avendo cominciato dal giocare le vostre carte, potrei finire per giocare le mie.

«Gli è dunque indispensabile che io sappia dove andiamo, non fosse che per accorciare la via. Ove volete voi arrivare? Condurlo all'inferno per la strada del paradiso—ciò che io dovrei fare—mi sembra una ispirazione di troppo degni briganti. Voi non potete voler codesto. Che volete voi dunque? Che debbo io fare?

«Io sloggio. Ti lascio qui i tuoi ninnoli ed il tuo legname per la tua nuova pensionaria.

«MORELLA».

Il giorno stesso, il duca di Balbek si mise a correr Parigi per trovare una nicchia a Morella.

Fece dei miracoli di attività—e lo si capisce del resto.

Comprò a nome della contessa Morella di Miraflores una palazzina nel rione di Beaujon—civettuola come un'ingenua e quasi nascosta nei boschetti d'alberi; in una strada che si chiamò più tardi dal nome di quel sovrano dei romanzieri di tutti i tempi e di tutti i paesi: Balzac! Il mistero gli conveniva; perocchè la cattiva azione cui commetteva lo fascinava ma gli pesava.

Il giorno seguente, uno dei primi tappezzieri di Parigi mobiliò la palazzina con eleganza e ricchezza, e v'installò una fante ed un'eccellente cuoca del Perigord.