Il duca, dal canto suo, comprò un piccolo coupè ed un pony irlandese—i due formando un veicolo simile ad una rondine—e di cui un bel cocchiere inglese incipriato moderava l'ardore.
Il duca non aveva quella sessantina di mille franchi cui spendeva in ventiquattro ore. Il suo feudo di Balbek, come il nome lo indica, era in partibus infidelium: una sovvenenza anzi che una rendita. Gli onorarii di ambasciatore, oberati di spese, non oltrepassavano i 100,000 franchi. Egli spendeva molto usando senza limite del credito parigino—uno dei più allocchi crediti europei.
Il dottor di Nubo venne in suo soccorso in questa lotta titanica del desiderio contro l'ostacolo di una cassa vuota, e la riempì del danaro degli usurai.
Madama Augusta Thibault fu il banchiere misterioso del dottore, il quale, prestando il suo nome, toccò un doppio sconto.
Questo sforzo di volontà, sostenuto da un concorso amichevole, ebbe un pieno successo.
Alle quattro, tutto era pronto per ricevere la fata del luogo. Di guisa che, alle cinque, lo zio Pradau—insediato di già a cameriere del duca—potè portare alla contessa Morella di Miraflores la lettera seguente—scritta dal suo padrone, ma ispirata probabilmente dal dottore. Imperciocchè, quelle delicatezze non erano nè nello spirito nazionale, nè nel carattere, nè nell'educazione, nè nella tempera dell'anima del giovane diplomatico.
«Madama la contessa, il vostro notaro, maitre Tressard—via di Provenza, 54—mi à favorito or ora l'indirizzo del vostro hôtel, e mi apprende che voi vi pranzerete stasera. Volete voi, madama, farmi l'onore di serbarmi un posto alla vostra tavola? Avrei gran piacere di baciarvi la mano—ed è la sola ora della sera di cui posso disporre. Tolgo ad imprestito il vostro coupé per andarvi a pigliare.
«Ai vostri piedi, madama.
«CARLO DE BALBEK.»
Leggendo questa lettera, un sorriso raggiante illuminò il sembiante di
Morella. Quell'ouate di acciaio sembrava tocca!