Era forse l'interesse? Mai no. Era l'artista che godeva del suo trionfo. Era l'amor proprio che cantava nel suo cuore.
Divinità terribile! delle vittime umane s'immolano sul tuo altare.
In quell'istesso istante, la cameriera entrò e le rimise una lettera di Sergio di Linsac—imprudente per un aspirante diplomatico—in cui egli rispondeva con queste due parole sinistre:
«Continua. Sempre innanzi, e non guardar indietro a te. Ecco tutto.»
—Sempre innanzi!—mormorò Morella lentamente. Fino al bagno o alla pistola del suicidio? Sia. Bah! Non è desso un assioma convenuto che noi altre siamo delle infami?
XI.
In cui si vede come si abborracciano i paradisi.
Il secondo mese del connubio del duca di Balbek con Morella toccava a fine.
I teatri e le passeggiate di Parigi avevan visto di tempo in tempo Morella apparire e passar come una cometa, ma alcuno non aveva saputo quale dio o quale demonio trascinasse ella nell'orbita sua, o le desse impulso.
Il duca di Balbek era restato nell'ombra—che si preoccupasse del suo nome, della dignità di sua moglie, o del riserbo impostogli dal suo ufficio di diplomatico, poco monta.