Il signor di Linsac aveva custodito Morella per circa due anni in una specie di gabbia incantata, cui egli indorava del suo spirito non potendo indorarla dei suoi luigi: madama di Maintenon che serviva un aneddoto per rimpiazzare un arrosto!

Morella vi si era formata—osservando il mondo per spiragli, che lo rivelavano molto e le facevano indovinare molto più ancora. Ella arrivava dunque quasi sconosciuta e si levava sull'orizzonte della vita elegante di Parigi come una girandola in una festa. Fissava gli sguardi; spronava le brame.

Non vi fu che una voce: Chi è dessa? a cui è dessa?

E tutti ad invidiare il fortunato sultano che accendeva quel sole nelle notti del suo harem.

Era egli felice quel sultano?

Forse sì.

La morte per congelazione non à dessa le sue voluttà? La forca non à anche dessa le sue delizie? La felicità è dessa altra cosa che lo stordimento?

Dante à scritto sulla porta del suo inferno: «Lasciate ogni speranza.»

Avrebbe dovuto scrivere sulla porta del paradiso: Lasciate ogni memoria, o voi che entrate! La gioia è l'oblio.

Il duca di Balbek, come i gaudenti romani che depositavano sulla soglia del triclinium le nere preoccupazioni, atræ curæ, traversava le procelle, e, dominando le regioni delle nuvole, si trovava in presenza di Morella—l'azzurro vertiginoso di cui s'inebriava!