—Morella, una grazia—mormorò il duca fermandosi innanzi a lei.

—Voi siete assurdo.

—Ti domando una settimana di respiro.

—Per che fare?

—Fra quattro giorni vi sarà ballo dal principe di Lavandall. È venuto di persona a pregare la duchessa di assistervi. Ella vuole andarvi. Credi tu che io non debba almanco questo a quella povera abbandonata? Ò bisogno di esser tranquillo per questi quattro giorni. Ò le mie ragioni per questo. Dopo, tu deciderai del mio destino—forse del mio onore e della mia vita.

—Accettato!—e non più una parola su codesto—gridò Morella di una voce soffocata, gettando la lettera del principe nel fuoco.

Il duca non fiatò motto in tutta la sera. Borbottava delle interiezioni fra sè. Si sarebbe detto che ruminasse una grande risoluzione.

Alle 10, partì ed andò a terminare la serata con Vitaliana—la quale non capiva nulla alla tenerezza infinita che le mostrava suo marito.

Era il rimorso del ritorno o il dilaceramento dell'addio?

Il duca trattò Vitaliana come Morella.