—À ragione. È la sola carne che io non mi abbia più.
—Voi sarete felice, quando codesta millanteria sarà una verità.
—L'agente di cambio accord'egli la dilazione dimandata?
—Se dinanzi, a mezzodì, non è pagato, ci traduce innanzi ai tribunali.
—L'è una minaccia?
—No, perocchè vi potrebbe essere qualcuno dei vostri colleghi che gli salda il nostro debito a questa condizione.
—Ed il conte di Muys? L'avete visto! Consent'egli ad aspettare?
—Egli dice—io vengo adesso di casa sua—che i debiti di giuoco si pagano sul tavolo o si saldano con la spada. Chi attende, deroga; e che egli è di vecchia razza. Per conseguenza, se non riceve in giornata, o domani, i quindici mila franchi che gli dovete, egli vi schiaffeggerà al club, in presenza di tutti. Bisogna vederlo! Si è sempre più ruvidi con gl'intermediari che col soggetto principale.
—Io mi annego!—sclamò il duca alzandosi.
—Ne ò ben paura—proseguì il dottore con calma. Al club, si à l'aria di sospettare che la nostra buona fortuna al giuoco non è sempre di buona lega. Ci sorvegliano. Anche questa risorsa si dissecca per qualche tempo. Occorre, anzi, perdere e pagare.