—Insomma, ditelo di un motto solo; voi mi portate una corda per impiccarmi!

—In ogni caso c'impiccheremo insieme; perocchè voi mi avete attirato nel vostro abisso. Ma—rimarcò di Nubo, voi non avete altro scampo, altra possibilità di salute?

—A meno che voi non mi consigliaste di svaligiare i viandanti o di trafficare di mia moglie.

—Non mi avete voi parlato un giorno, per allettarmi a venirvi in aiuto, di non so che carte cui possedevate, che valevano milioni?

—Io non vi ò mentito. Io possedo quel tesoro. Ma, giustamente perchè quelle carte valgono milioni, non bisogna sciuparle per dei soldi.

—Caspita! Dugento mila franchi di debito non sono poi così mica soldi che voi vi piacciate a ribassarli. Ma infine, se quelle carte ànno nel grembo dei milioni, perchè non le obblighereste voi ad espettorarli?

—Perchè chi deve espettorarli—poichè espettorazione vi à—non è in misura di ciò fare. Quelle carte interessano la regina Bianca e suo cognato, il principe di Tebe. La regina non può nulla in questo momento. Il principe è più povero di noi. La regina non può al presente comperar quelle carte. Il principe ne darebbe un boccon di pane—perchè gli è tutto ciò ch'e' possiede. Fra un anno o due, quei documenti saranno una miniera. I gallioni arrivano alla morte di Taddeo IX.

—Allora, bisogna liquidare ed aspettare.

—Si liquida pagando. Avete voi un mezzo per pagare?

—No. A meno che…