—Or bene, milord si avvicinò alla piccola Ines e le sussurrò all'orecchio: «Mademoiselle, que fere moá per fere emer moà par vù.» Se un uomo mi avesse indirizzato un simile proposito—continuò Morella—io gli avrei risposto: «Bisogna, signore, provarmi codesto amore, e non parlarmene mai; non dimandarmi mai nulla; non lasciarmi mai nulla desiderare; prevenire tutte le mie volontà…
—Io—interruppe Fernandina—io avrei risposto: «Partite per l'India, e mandatemi vostre nuove assicurate, per mezzo della Banca di Francia.»
—Ed io—sclamò la Polacca—io gli avrei sciorinato: «Siate per lo meno lord Palmerston. Io non amo che i grandi uomini di Stato, come Talleyrand, Metternich… ed il marchese delle Antilles!»
—Bembè—riprese Morella.—Ma la piccola Ines, che ignorava quanto quell'Inglese pesava, gli rispose storditamente: «In primis, milord, bisognerebbe cangiar di maschera». «Very well, disse l'Inglese, what mask vò emer moà». «Ah! riprese Ines, non importa qual forma vi appropriate, milord, voi non potrete che guadagnarci.»
L'Inglese non rispose sillaba e si allontanò.
—Manca di spirito quel milionario lì—osservò Balbek. Io avrei risposto: «L'è fatta, carina. Io sono un cronometro che segna sulla sfera: mille franchi all'ora! Ne volete, cuor mio?»
—Stando a Parigi—disse il Turco—io le avrei mandato un laccio sotto forma di un filo di perle, e le avrei scritto: «Vieni a strangolarti, drolesse!»
—E voi, signor marchese, che avreste voi fatto?—dimandò Morella al marchese delle Antilles, che si taceva.
—Un giorno una ballerina del mio paese m'imberciò un'arguzia presso a poco su quel garbo—rispose il marchese. Io me la feci condurre a casa e la feci ricevere da' miei palafrenieri.
—E che diss'ella, la vostra ballerina?—dimandarono le tre donne di una voce.