Il suo cameriere gli narrò che il conte di Alleux era venuto a parlare alla signora, alle otto del mattino; che l'avevano fatto aspettare—e che aveva infatti aspettato in camera del duca, fumando e leggendo.

—L'è ben questa!—gridò il duca.

Vitaliana rientrò dopo il suo colpo di testa.

Passò per parossismi opposti, di onta, di amore, di gelosia, di pentimento, di risoluzione: un uragano solcato di pianto, di slanci, di progetti, di dispetti! Poi aveva scritto a suo cugino tutto ciò che era occorso fra suo marito e lei, l'interrogatorio a cui il duca aveva sommesso i domestici, ed il motto che gli era sfuggito.

Vitaliana attribuiva questa attitudine ultima del duca alla gelosia.
Ella aveva di già interamente obliato le carte ed il resto!

La sua vita nuova datava dalla confessione del suo amore, che aveva fatta a suo cugino—ed in quello si riassumeva.

Adriano fu più chiaroveggente.

—Tanto meglio!—sclamò desso. Sarà più presto finita. Se potessi soltanto sparmiarmi di ucciderlo!

Si apparecchiava a dare qualche ordine, attendendo da un momento all'altro la visita del duca o un messaggio dalla parte di lui, quando il conte Sergio di Linsac entrò.

Il signor di Linsac era un pochino zio di Adriano.