—Tu arrivi a proposito, zio—esclamò Adriano. Io ti confisco.
—Io mi pensava che la Charte vérité avesse abolito quella villana cosa che addimandasi la confisca.
—Sì—con la medesima verità ch'essa è statuto! Ebbene, che ti à risposto il signor di Lavandall?
—Ti aspetta alle cinque, stassera, se non ài che semplicemente a parlargli; alle due, se ài qualchecosa a rimettergli, dalla parte di qualcuno. Cosa dunque macchini tu con quell'alta spia? Ti vorresti tu incanagliare nella polizia russa?
—Sta tranquillo, e non domandarmi nulla adesso. Più tardi, ti dirò forse tutto. Infrattanto, tu non mi lascerai punto per oggi; mi seconderai e mi darai la replica, se qualcosa arriva che mi obblighi a rappresentare la commedia.
—Ma io ò bisogno di andare al mio giornale, petit.
—Ta! ta! ta! Vado lì lì a scarabocchiarti il tuo premier-Paris, mentre tu fumi i miei avana, e lo manderò all'ufficio. Sei tu contento, brontolone?
—Che vescovo à perduto con te la Chiesa, monello! Saresti stato papa.
L'asciolvere terminava, quando il domestico annunziò il duca di
Balbek.
—Ah! come arrivate a proposito, cugino—sclamò Adriano, andandogli incontro senza però dargli la mano. Andrete ad esser giudice di una scommessa che ò fatto con questo mio signor zio—il più difficile degli zii che lasciano nulla, morendo, ai nipoti!