—T'inganni, figliuolo—l'interruppe Linsac: ti lascerò i miei debiti e le mie pipe.

—Signor Adriano, avrei a parlarvi—rispose il duca di un tono grave.

—L'è un affare di quindici minuti, non più. Usciamo nel giardino, ove tutto è pronto. O' scommesso cinquecento franchi con mio zio, che sparerò ventiquattro colpi di pistola ed abbatterò, per lo meno, ventidue statuette. Ora, come il signor Sergio è cavilloso, siate voi giudice dei colpi.

La proposizione del conte di Alleux occasionò probabilmente una certa emozione nel duca di Balbek, poichè il suo labbro inferiore fremè e la sua fisionomia espresse un doloroso stupore. Ciò malgrado, accettò la funzione di giudice cui gli si proponeva, e fu il primo a dirigersi verso il giardino.

Il signor di Linsac guardava Adriano di una ciera significativa.

Adriano aveva nel suo giardino un tiro con un bersaglio e dei pupattoli sempre allestiti. Prese dunque la sua scatola a pistole e cominciò la sperienza.

I ventiquattro colpi furono tirati.

Adriano aveva promesso ventidue mouches: ne fece ventiquattro.

L'emozione del duca raddoppiò.

—Ti propongo una rivincita—disse infine Adriano a suo zio. Andremo di questo passo in una sala d'armi. Farò dieci assalti col maestro. Se egli è Grisier, scommetto i cinquecento franchi che mi devi, che lo toccherò cinque volte. Se è con tutt'altro maestro di sala, lo bottonerò sette volte.