—Accetto—disse Sergio. Duca, volete voi tenere la scommessa con me?
—Se sono giudice—rispose costui lentamente—non posso esser parte.
—L'è giusto—sclamò Linsac.
—Ebbene—riprese Adriano—andremo a chiacchierare un istante, il duca ed io, perchè egli à a parlarmi; poi ci recheremo ove vorrai, zio.
—Andiamo al momento—interruppe il duca. Parleremo di poi, con più agio. Il mio coupé è alla porta. D'altronde, non voglio far ritardare il cronometro della politica europea—soggiunse quindi, stendendo la mano al signor Linsac.
Questi s'inchinò.
—Ahimè! mio caro duca—rispose Sergio—io posso aspettare; imperciocchè oggidì non sono più i cronometri che regolano la politica, ma le vecchie pendole.
Mezz'ora dopo erano da Grisier.
Un'ora dopo, la scommessa era stata guadagnata.
Adriano aveva toccato il gran maestro sei volte, e parato a meraviglia.