—Poi, poi… Dio crea l'avvenire ed il diavolo lo cavalca. Io soffoco. Il pensiero mi rode; il cuore mi divora. Prometeo era un Sibarita, paragonato a me. Oh sì! li assassinerò… l'è la mia calma, è il sonno che essi ànno estinto negli occhi miei.

—Ascoltatemi un po'. Se venite a me perchè sentite il bisogno di esser salassato, io son chirurgo e sono pronto. Se venite per intrattenermi dei vostri delirii, voi avete mal preso il vostro tempo. Io ò fretta. Il mio editore mi intima di consegnargli un certo trattato sui Fiori, cui gli ò venduto.

—Avete ragione, signore, io sono uno zotico a venire ad appestare l'atmosfera innocente e soave che vi circonda. Il fiore! mille scuse. Io non sospettava d'infettare codesta innocenza del mio alito di omicida.

—Ebbene, caro duca, non vi abbiate di rimorsi a causa di ciò. Imperocchè, ve lo assicuro, io non conosco nulla nella natura che sia così assassino che il fiore.

—Scherzate, scherzate…

—No, punto. Dimandatelo alla duchessa, che li conosce i fiori. Quella cara dama li ama dessa sempre?

—Sempre.

—Allora dimandatele che cosa è il fiore. Io comprendo che Luigi XIV, sì profondamente tenero di sua persona, non li amasse un'acca. Io comprendo che quella giovinetta, di cui parla Filippo Salmuth, preferisse loro l'odore dei vecchi libri; e quel giureconsulto, perfin quello dello stabio! Io comprendo che il famoso medico Paolo Zacchia detestasse la rosa; e che quella dama, di cui parla Samuele Lede', cadesse in sincope alla vista di una rosa rossa. La natura produce certi istinti indicatori, come dessa dota di un grifo il compagno di S. Antonio, per scovrire i tartufi. Respirate il salano, lo strammonio, il giusquiamo, il papavero, la noce, il sambuco… e voi vi addormite. Valmont di Bomare dice che chi sradica la betonia diventa ebbro. Il dottore Berton, pingendo dalla natura il puthos fetido (draconium foetidum) contrasse un'oftalmia. Areteo di Cappadocia parla di certi fiori che provocano l'accesso dell'epilessia. La Gazette de la Santé narra di certi operai che, essendosi addormentati in un granaio dove si erano sparse delle radici di giusquiamo per bandirne i topi, si svegliarono attinti da stupore e cefalgia. E Martino Grunewald assicura che due individui furono colpiti da alienazione mentale per aver respirato, in una farmacia a Dresda, il fumo dei granelli di questa pianta che vi si bruciavano. Barton afferma che il fiore della magnolia glauca occasiona la febbre ed accelera i parossismi della gotta. Le emanazioni della lobelia grandiflora cagionano, secondo Jacquin, dei soffocamenti. In Creta, l'odore dell'anagyris dà la febbre. Il fiore del lauro rosa (nerium oleander) uccide, se si dorma nella camera ove è rinchiuso.

—Uccide? sclamò il duca raddrizzandosi.

—Uccide—continuò il dottore—come le emanazioni del manzanillo di Surinam e della camoeladia dentata di San Domingo. Triller, che à scritto un trattato: De morte ex violarum usu, racconta di una fanciulla trovata morta in un letto da lei cosparso di viole. Nel 1779 occorse lo stesso accidente ad una dama che si era coricata in una camera profumata da mazzi di rose. Le rose uccisero la figlia di Nicola I di Salin; e, secondo Kramer, anche un vescovo di Polonia. Attesta Mattioli, che un fiore avvelenato uccide chi lo respira. Voi sapete come Giovanna d'Albret fu avvelenata con dei guanti profumati… Clemente VII fu morto con una torcia cui gli si portava dinanzi e che bruciava dell'arsenico. Il famoso Dippel si suicidò di questa fatta… E che so ancora! Vedete, dunque, duca, se, scrivendo sui fiori, io sguazzo in quell'empireo di azzurro, cui voi credete aver contaminato dei vostri delirii di omicida.