—In fatto di estasi, io non ne conosco che una, madamigella—rispose
Alberto d'un tuono sommesso.

—Sì—l'interruppe Regina—quella del sigaro.

Alberto si tacque.

—Quanto a me, io ne conosco due—riprese Marco di Beauvois…

—Il whist ed un poney di corsa—osservò Augusta sorridendo.

—…. I vostri occhi e la vostra bocca—soggiunse il giovane all'orecchio della vedova.

—Eh! caro, voi non farete mai sempre che di distici per avviluppare i bonbons fulminanti—osservò Regina, che aveva udito il motto del giovane poeta.

Si rientrò nel salone.

Le tavole da whist assorbirono una parte della società. Alcuni giovani circondarono il piano, ove Regina con noncuranza si assise. Si ascoltava di già!

Regina suonò alla ventura, tutti i pezzi che le vennero a mente, sfiorando qua e là il suo repertorio di opere, di valtzer, d'inni, d'oratori, correggendo Lanner con Bach, Rossini con Beethoven, Musard con Bellini, Haydn con Donizetti, passando dal gaio al lugubre, dal canto fermo alla danza alata, e legando il tutto con fioriture della sua fantasia, folgorante come un razzo. Imperciocchè, artista d'istinto prima di esserlo per scienza, ella non possedeva quel talento da conservatorio che consiste a saltabeccare, a sgambettare con un'agilità di scimmia sulla tastiera dello strumento; ma aveva quel sentimento della melodia che è lo scintillìo della musica.