Il vescovo di Reggio arringò i Padri, e provò che la Chiesa di Roma è superiore a Dio stesso, «poichè la Chiesa ha distrutto la circoncisione e il sabbato, che Dio aveva istituiti e ordinati».
Il papa diede sessanta scudi d'oro ai prelati italiani, che votavano come.... gli arcadi del Corpo legislativo. Il nuncio Simonetta manteneva una schiera di prelati interruttori, i quali, come scrive l'abate di Lansac a Caterina de'Medici, turbavano le sedute con grida e motteggi.
I Gesuiti esercitavano sui Padri la più alta influenza, e la facevano da giannizzeri del papato. Il P. Lainez, loro generale, aveva avuto il coraggio di esclamare in piena seduta: «Che le altre Chiese non potevano riformare la Corte di Roma, poichè lo schiavo non istà al disopra del suo signore». I vescovi italiani applaudirono; i vescovi spagnuoli si unirono ai francesi, condotti dal cardinale di Lorraine, per controbilanciare il partito romano. Un prelato italiano esclamò: «Il Concilio è caduto dalla rogna spagnuola nel mal francese».
Nella decimasettima seduta si trattarono i libri col massimo rigore; di modo che, dice fra Paolo Sarpi, non rimaneva più nulla che si potesse leggere: lo Spirito Santo aveva decretato l'idiotismo universale.
I Governi d'Europa si scossero alle idee che predominavano nel Concilio, assolutamente contrarie allo spirito de'popoli. L'Austria, per mezzo de'suoi ambasciatori, propose venti punti di riforma, tra'quali l'abolizione delle indulgenze, che si vendevano a lotti a Roma, e si rivendevano a quattro soldi al pezzo nelle osterie della Svizzera e della Germania. Ferdinando I domandò il calice pei laici e il matrimonio pei preti. Ferrier, con le lettere della stessa Caterina de'Medici, esigeva il matrimonio de'preti, la messa in lingua volgare, un Concilio ecumenico libero, come lo intendevano i protestanti. La Baviera domandò tutto questo e più ancora.
I legati si spaventarono.
Pio IV inviò un supplemento di Padri italiani per rinforzare la maggioranza; fece comprare il dottor Hugonis, che gli riferiva i segreti del Comitato francese; e scrisse allo stesso cardinale di Lorraine (il quale fu così crudele verso gli Ugonotti per politica, non già per fede): «non esser bene che il popolo abbia la piena intelligenza dei misteri della religione, ma esser piuttosto necessario che esso creda ed obbedisca per fede».
Ma siccome insistevasi sulla riforma della Corte di Roma, così i legati proposero si cominciasse dal riformare i Governi secolari e l'episcopato medesimo.
Questo colpo inatteso troncò le rimostranze.
Il papa si ammalò in seguito di eccessi d'ogni genere. E poco appresso ne morì; e Pasquino disse: «In odio visse, e si morì d'amore!»