I cardinali volevano accostarsi a Roma: essi temevano che il Concilio, imitando quello di Costanza, nominasse il successore di Pio IV. Fu dunque affrettata la chiusura del Concilio. Si decretò in gran fretta una infornata di dogmi, venuti bell'e pronti da Roma; si scomunicò gli eretici, come al solito; e nella ventesima quinta seduta fu proclamata la chiusura. Vi si adoperò la formula: «Alla presenza dello Spirito Santo, ci parve bene....», anzichè la formula consacrata: «Parve bene allo Spirito Santo ed a noi».
Questo Concilio aveva durato ventun'anno. I teologi non v'ebbero voto deliberativo: essi spiegarono i dogmi. I prelati pronunciarono. I legati del papa diressero, e furono sempre i padroni.
Il papa approvò in un concistoro i decreti del Concilio, dietro la proposta del cardinale Buoncompagni, che il papa solo poteva interpretare i decreti e le decisioni sinodali, sui quali era severamente vietato di fare alcuna glossa o commento.
La Francia e la Germania non riconobbero il Concilio di Trento. Ed allorchè più tardi, all'epoca della reazione cattolica, esse vi aderirono, non si sottomisero che alla parte dogmatica, respingendo sempre la parte disciplinare, contraria agli usi ed ai privilegi di ciascuna nazione.
XXV.
Il prossimo Concilio di Roma sarà pressochè calcato su quello di Trento. Aggiungo dunque altri curiosi particolari, principalmente in quanto alla forma stessa, alle pratiche, ai regolamenti, alle ordinanze del Concilio.
I Concilii dei primi nove secoli della Chiesa erano stati convocati e tenuti dagl'imperatori ed altri principi. Essi li avevano presieduti in persona, o vi avevano delegato appositi commissarii. Infatti, ad Efeso, fu il conte Candidiano che presiedette per l'imperatore; a Calcedonia, presiedettero l'imperatore Marciano, Pulcheria sua moglie, e i suoi commissarii; al Concilio di Costantinopoli, detto in Trullo, Costantino il Barbuto ordinava quello che bisognava trattare, dava la parola, dirigeva la discussione, troncava le contestazioni. Costantino presiedette a Nicea; Teodosio al secondo di Costantinopoli.
I Padri di Calcedonia ammisero nondimeno due specie di presidenza del Concilio: quella del principe e quella del pontefice o patriarca.