Codeste eresie, codesti dogmi male coordinati, ammessi dagli uni, contestati dagli altri, mantenevano una viva agitazione nell'Impero, e disturbavano Costantino, il quale aveva accordato il suo imperiale favore ai Cristiani per fare dispetto al suo rivale Licinio, sostenuto dai Gentili. Ma Ario sconvolse tutta la dottrina, e sedusse le menti. Egli insegnava «che il Figlio fu generato, ebbe principio, ed è di una sostanza diversa da quella del Padre, il quale è eterno; ch'egli è stato fatto dal nulla, è variabile, e può anche avere dei vizi». Il popolo correva dietro a questa dottrina, che non era quella dell'imperatore e dei suoi partigiani. Si tenevano sinodi contraddittorii. I pagani deridevano il cristianesimo. Costantino risolse di por fine a siffatta opposizione, che poteva avere delle conseguenze politiche. Egli fece redigere il simbolo del suo cristianesimo ufficiale, e nell'anno 325 convocò un Concilio ecumenico a Nicea nella Bitinia.


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IV.

Per impegnare i vescovi a rispondere al suo appello, Costantino li fece invitare da corrieri particolari, latori della lettera imperiale scritta da Osio. Poi, lungo tutte le vie, fece approntare cavalli e carrozze, e mise a disposizione de'prelati il denaro pel viaggio. Duemila e quarantotto vescovi si recarono all'invito dell'imperatore, accompagnati da un meraviglioso numero di diaconi e di preti, colle mogli e figli loro, e di curiosi. Una parte de'Padri era ammogliata. Il vescovo di Roma, Silvestro I, non v'andò, «Questi Padri, dice lo storico Socrate, erano ignoranti e rozzi», in modo che l'imperatore pose al loro fianco sofisti ed avvocati per dirigerli. La formula del dogma era pronta, e si cominciò a discuterla nelle riunioni preparatorie.

Mille settecento e trenta vescovi la respinsero, e non parteciparono al Concilio; trecento e dieciotto, più compiacenti, l'accettarono. La sessione generale fu fissata.

L'adunanza doveva aver luogo in una sala del palazzo imperiale, poichè a quell'epoca non v'erano le maestose cattedrali che sorsero più tardi. Le chiese, in generale, erano come certe sale odierne di Londra, le quali, durante la settimana, servono ai balli pubblici ed ai meetings d'ogni sorta, e la domenica si trasformano in cappelle[2]. V'erano collocate delle sedie uniformi pei Padri del Concilio, ed una sedia, allo stesso livello, per l'imperatore, ma in oro massiccio e tempestata di pietre preziose.

I vescovi entrarono nella sala, e rimasero in piedi. Costantino, coperto di porpora, d'oro e di gemme, giunse più tardi, traversò solennemente l'assemblea, e andò a collocarsi al suo posto in capo alla sala. Fe' segno ai vescovi di sedere, e sedette. Non v'erano designati nè presidenti nè segretaria ma, in realtà, l'imperatore diresse le discussioni.

Singolare organo dello Spirito Santo! poichè, a quell'epoca, Costantino era supremo pontefice de' pagani, non intendeva che imperfettamente il greco parlato da'vescovi, e non era ancora cristiano.

Valesio tenne nel Concilio le funzioni equivalenti a quelle di Gentz nel Congresso di Vienna: egli redigette gli atti. Appena furono tutti seduti, Eustazio d'Antiochia fece un complimento all'imperatore. Costantino rispose, leggendo un discorso d'apertura, che doveva valere di programma per la sessione, ed esortò i Padri alla moderazione ed alla concordia. Questo invito non fu però molto ascoltato, poichè, appena la seduta fu aperta, essa si mutò in uragano. Tutti i vescovi presero a parlare ad un tempo per accusarsi reciprocamente; ma l'imperatore li calmò, e gettò sul fuoco le denuncie che gli erano state presentate dagli uni contro gli altri. E le discussioni sulla dottrina incominciarono.