—Ben diceste, nostro amato figliuolo « alquanto acerbo risponde il pontefice » prudente consiglio fu quello di vostra mercede, e per avventura assai cauto. Noi dunque apriamo questo placito qui. Lo presederà per noi il nostro cancelliero; i giudici saranno questi baroni; gli accusatori, gli offesi non pochi che qui si trovano per farci riverenza. La giustizia favelli nei vostri cuori, vi illumini Iddio. Ricordatevi però che i torti degli uomini si possono obliare e perdonare talvolta, ma quelli della Chiesa non mai, perchè contro di lei portæ inferi non prevalebunt. A domani.

—A domani « replica il principe di Capua ritirandosi » e riposate pure tranquillo, santo padre, chè il vostro dolore ci si scolpisce nel cuore. Ricominciate le cerimonie.

—Aspettate « interrompe il giovane facendo cenno al papa di sedere » Il principe Gisulfo da uomo prudente si dichiarò campione del marito di sua sorella e dell'audace priore: il principe Riccardo, da bravo cristiano, si arrestò in mezzo ad uno spavaldo di giuramento, che in cuore suo sapeva non poter compire giammai: i duchi di Sorrento e di Napoli, assorti nelle beate visioni dei loro feudi incantati, pensano a tutelarvisi dentro come le lumache nel guscio: il principe di Benevento medita la morte di languore, in cui, unitamente al suo Stato, si consuma: vescovi ed arcivescovi ardono di ritornare agli ozii voluttuosi dei loro castelli ed ordinare cacce e processioni onde viver lieti e tranquilli. Ma voi, ser papa, uditemi bene, voi direte al vostro monsignor Gesù Cristo, che fra qualche minuto chiamerete nell'ostia, voi gli direte che avete udito giurare a Baccelardo, duca di Puglia, spogliato dei suoi Stati dal suo zio Roberto Guiscardo, che allora e' perdonerà a costui, quando quelle sante reliquie di Macario e di Benedetto prenderanno di nuovo forma umana, e diranno: Dio non è! Dio non è! Voi, sire papa e baroni, siatemi testimoni del giuramento che ho fatto.

E sì dicendo il giovane proscritto scendeva dal soglio del pontefice, attraversava la chiesa con la medesima maestà con cui era entrato, montava a cavallo e partiva dal monistero. E quei signori, lungi dal fare onta alcuna al diseredato, lo compiansero e molti gli giurarono protezione. Il cancelliero di Alessandro dal suo primo apparire gli aveva fissato addosso l'immobile sguardo, quasi avesse voluto ben bene comprenderlo; poi aveva abbassato il capo, nè più fatto atto che il suo pensamento rivelasse, nè detto motto.

II

MAF. Madame, je suis Maffio Orsini frère du Duc de Gravina que vos sbires ont étranglé la nuit pendant qu'il dormait.

IEP. Madame, je suis Ieppo Liveretto neveu de Liverotto Vitelli, que vous avez fait poignarder dans les caves du Vatican.

OLOF. Madame, je m'appelle Oloferno Vitellozzo neveu de Iago d'Appiani, que vous avez empoisonné dans une fête après lui avoir traîtreusement derobé sa bonne citadelle seigneurial de Piombino.

DON APOS. Madame, vous avez mis à mort sur l'échafaud Don Francisco Gazzella.......
Je suis Don Apostolo Gazzella.

Hugo. Lucrèce Bogia.