—Dunque?
—Dunque... quando si trattasse di non dispiacervi, mi ubbriacherò con voi—salvo poi a dirmi i sette salmi penitenziali.—Credo in unum Deum!
E mastro coniglio cantava come i preti a messa.
—Insomma pare che siamo proprio tutti di un avviso?
—Io no, risponde un compagno, perchè ho promesso a Ziga di andarle a far visita questa notte, dopo la guardia. Vi cedo perciò la parte mia, e ritorno al mio posto.
—Dies irae! sclama mastro coniglio, e tu fai di codeste visite, Randolfo?
—Non cominciarmi a tribolare con prediche, figliuol di una vacca, che ti spezzo il cranio con questa chiaverina. Io intendo di condurmi a mio modo.
—Basta basta, risponde il soldato che la faceva da caporione, to, mastro coniglio, questi sono i soldi del riverendo padre; recati dall'ostiere qui presso, gittagli a terra la porta se non vuole aprire, e comprane altrettanto prosciutto, vino di Procida ed acquarzente. Bada però a non dimenticar parte dei quattrini nel fondo della tua scarsella.
—Rubacristi! e la mia onestà? ti ho già detto, parmi, che m'era confessato ieri mattina.—
—Ragione per cui più ti ricordo di non fare il quare me repulisti.