E sì dicendo dava un passo per uscire, allorchè vede il camerario, quel Giovanni che fu poscia vescovo di Porto e tanto temerario e feroce, aspettare ancora gli ordini suoi. Ildebrando si ricorda del suo comando, si rimette, e dice:
—Fate entrare il castellano.
II.
Esso comune saggio
Mi fece suo messaggio
All'alto re di Spagna
Ch'era re d'Alemagna.
Ser Brunetto Latini—Tesor. 2.
Il domattino gli araldi invitavano quanti cardinali, vescovi ed abati si trovassero dentro Roma per assistere ad un sinodo che il pontefice riuniva nel Vaticano.
Intanto Ildebrando aveva lavorato tutta la notte, ed ordinato a molti legati tenersi pronti a partire, sull'istante medesimo che quello sarebbe terminato, onde propagare nell'orbe cattolico i suoi voleri. Le notizie della sera antecedente lo avevano riscosso un momento. Poi si era ricalmato, e con una lucidezza di mente, che partiva da intima convinzione del suo dovere e dell'altezza del suo ministero, a tutto avea posto pensiero di provvedere. Doveva aprire l'uscita a novella vita nei secoli; doveva annullare gli ultimi avanzi degli usi e delle costituzioni dei vecchi tempi; al mondo far sentire la forza d'un nuovo codice, il quale primamente tutti gli arbitrii e tutti i poteri del dominio laicale rovesciava, indi ai cittadini restituiva un simulacro di libertà. Il pensiero era generoso, grande, originale: e perciò appunto senza violenza non potevasi manifestare. Segnatamente, che il carattere dell'uomo il quale l'aveva concepito era tenace, e si cacciava nell'aringo sicuro della pienezza delle sue forze, convinto della giustizia della causa, non ignaro dei tempi e degli uomini con cui scendeva a misurarsi, ed in Dio confidente. Perchè Ildebrando, se fu stimolato da ambizione, e fortemente lo fu perchè uomo e potenti sentiva le passioni, nel fondo del cuore caldeggiava di fede smisurata, e le vie di Dio giammai perdeva dello sguardo.
Il concilio si tenne—uno dei più forti e più fatali concili.
Però, come fu terminato, e sanciti que' canoni che gli uomini della Chiesa liberavano da qualunque subordinazione laicale ed alla purità dei primi sacerdoti li richiamavano, sciame immenso di legati e d'inquisitori traboccò per tutta Europa onde ad ogni città, ogni borgata, ogni vescovo, ogni pievano, ogni suddito fossero manifesti i concepimenti di Gregorio; lo stato delle chiese dell'orbe cattolico riconosciuto ed a lui rapportato. Essi dovevano inquirere sulla condotta dei preti ed a vita novella avviarli; sospendere i tribunali e le loro pendenze appena arrivati nei paesi, ed e' giudicare; ogni autorità piegare alla venerazione del pontefice; lo stato, il pensiero, i desideri, i bisogni, le querele, le gioie, la fortuna di ogni cristiano a lui significare ed a lui sottomettere; le città ed i castellani d'Italia chiamare a collegarsi per rompere qualsiasi vincolo di dipendenza dall'impero, ed il papa riconoscere capo della federazione, a danno di tutti i poteri. In una parola, gl'inquisitori che per tutte le terre d'Europa Gregorio spandeva dovevano spargere le sue dottrine; tenerlo istruito dei progressi del suo sistema; multiplicarlo; farne sentire il potere e la presenza; e quindi metterlo a caso di sapere quai passi potesse dare ancora, dove ammonire, dove fulminare.
Baccelardo era stato spedito nella Germania all'imperatore che allora teneva corte a Worms.