Sul cader di una sera, egli viaggiava stanco di aspra giornata ed affamato, mentre andava considerando le diverse vicende di sua vita. Il cavallo, colle redini allentate sul collo, gli teneva dietro, mansueto, affaticato non meno del padrone. Il nobile animale toccava di tanto in tanto le spalle di Baccelardo quasi avesse voluto dirgli: Monta su dunque, non divenir lasso maggiormente! E col fiato lo andava riscaldando, perchè spirava rovaio tagliente, e qualche raro fiocco di neve, come mosca bianca, aliava per l'aria e cadeva. Baccelardo però, o che volesse rispettare il generoso corridore coverto di bardatura di ferro e di cuoio, o che per il freddo gli tornasse utile il camminare a piedi, non rispondeva alle carezze del cavallo che con uno zufolare un'aria di caccia, o tutto al più con un: Animo Licht! due passi ancora, ed uno buono strame ed una grossa misura di biada tutto accomoda.

Indi considerava tra sè:

—Povera creatura! è stata sfortunata anche essa! I suoi antenati a servire i signori d'Altavilla ed i loro potenti figli; ed essa ad accompagnarsi meco di tutto diseredato, anche di amici, ad essermi compagna in tanto peregrinare, in tanti perigli, sovente anche digiuna. Ma andiamo, Licht, le cose forse cambieranno. Questo pontefice, che è tanto potente in parole, non ha saputo far niente per noi, perchè i pontefici apprezzano meglio un chierico, il quale biascichi due parole latine, che un nobile animale come te. Staremo a vedere che saprà fare questo matto d'imperadore. Veramente i saluti che gli porto non sono mica i meglio graditi. Ma la Dio mercè ho capito che oggi, in questo guazzabuglio d'interessi, bisogna che ciascuno pensi a sè. Io non sono assoldato con Ildebrando. Quando avrò compiuta fedelmente la commissione di lui, nessuno m'impedisce che non mi raccomandi un tantino ad Enrico. A lui piacciono coloro che menano le mani con l'aiuto di Dio, ed io mi son pane pei denti suoi. Del resto io mi trovo anche bene agli scialacqui della sua corte; perchè, dopo tanti stenti, un po' di crapole non mi dovrebbero mandare all'inferno. Iddio è tanto misericordioso! Ad ogni modo, mio bravo Licht, spero bene che per stasera non ci abbia a mancare un osso a rosicchiare ed un fiasco da spartirci fraternamente. Eh! arricci il muso? sei ghiotto di carne come un abate. Sta queto dunque che non te ne mancherà, vah! non ci fosse altro che da tagliare le lacche all'ostiere.

E così, parte discorrendo, parte pensando, si avvicinava ad un villaggio ai pie' del San Gottardo; allorchè, da dietro alcune casipole dirupate, vide uscire un gruppo di giovanette stranamente vestite, tutte scollacciate, e prodighe di vezzi e di daddoli avviarsi alla sua volta. Le quali, appena gli furono presso, si aprono, e mettendoselo in mezzo e prendendolo chi dalle braccia, chi dai panni, con gazzarra alta, cortese, e mista a sorrisi, gli diceano:

—Venite, bel signore, venite alla festa, venite all'allegria.

Baccelardo, stupefatto di quell'apparizione e da quell'invito, par fuor del secolo, nulla comprende. È però a tempo a gridare al suo cavallo: Quieto Licht! Perchè questo, vedutosi pigliar dalla briglia, già sbruffando schiuma ed arroventando gli occhi, si alzava sulle zampe di dietro per cacciarsi sotto quelle briose creature. Alla voce del padrone il cavallo si assoda, e quelle fanciulle, che dalla paura si erano sbrancate, si arrotano novellamente a lui, ed azzeccandosegli alla persona, ripetono:

—Ma non sareste voi per avventura un buffone, o signore?

—Il diavolo che vi porti, quelle pettegole!

—Non sareste voi per sorte un suonator di ribeba, un suonator di cornamusa, un istrione, un menestriere?

—Io non son niente di tutto codesto. Apritemi il varco ed andate all'inferno.