Allora tutti gli altri signori della corte, si rizzano, inchinano l'arcivescovo e bevono alla salute di lui. Solamente San Gaudioso resta seduto. Un buffone, che dall'estremo angolo della tenda lo puntava, gli si approssima mogio mogio e gli dà forte di uno scappellotto sulla chierica. A questa correzione, San Gaudioso si alza anch'esso di botto come preso da sussulto, poi sì volge, rumorosamente starnuta, spruzza di cibo e di vino il viso del buffone che lo aveva provocato, poi dice:

—Alla tua salute, fratello arcivescovo, e San Gaudioso ti farà cardinale il dì che lo eleggeranno pontefice in luogo di mastro Ildebrando.

A questo brindisi i commensali si rialzano, e vuotando le coppe, sclamano:

—Alla confusione del mago Ildebrando.

Ma l'arcivescovo fa cenno a quei signori di sedersi ed impone:

—Alto, baroni, non violiamo il santo rispetto all'ospitalità, perché qui vi ha taluno che senz'altro caldeggia per l'antipapa Gregorio.

A quella intima, mentre per consueto negli altri pranzi non si suscitava discorso più favorito che tornare in ridicolo i decreti, le opere, le lettere d'Ildebrando, non vi fu più alcuno che proferisse motto. E qualcuno notò, che Guiberto, per ordinario cinguettatore e bevone anzi che no, quella sera parlava e beveva pochissimo. San Gaudioso se ne avvide egli pure, e temendo che l'orgia non si fosse prolungata come di consueto nella profusione e nel brio, per rinfocolar l'energia, con la voce la più scordata e la più slegata possibile, biascicando ancora alcun poco le parole, intuonò la vecchia canzone

Voglio bermi sei botti di vino,
Vo' crepare alla barba del mondo:
Io mi sento girar tondo tondo,
Eligetta, sostienimi un po'.
Te lo giuro, mia vecchia sgualdrina,
Te Io giuro per San Sigismondo!
Che te penso da notte a mattino,
Per te brucio, te sola amerò;
Io mi sento girar tondo tondo,
Eligetta, sostienimi un po'.

Un urlo prolungato di fischi e di applausi, un diluvio di scappellotti e di pezzi dì pane e di frantumi di ossa piovono sul capo spelato dello sciagurato pievano. Ma egli non ne cura più che tanto; imperciocchè a quel baccano l'arcivescovo si riscuote, e, come si svegliasse da sonno profondo, sì passa la mano tra i lucidi capelli acconciati a guisa di torre, ed un denso sprazzo di profumi ne sorvola. Indi si volge ad alcuni di quegli ingordi giullari che del viso bisunto e la bocca ripiena a metà di cibi si rimbeccavano insolenze e scurrilità, ed ordina:

—Andiamo: una Tenzone.