—Non sono otto giorni, monsignore « dice Baccelardo. »
—Uhm! « mormora l'arcivescovo » il santo padre si sente dunque stimolare forte al guidalesco, che accoglie partigiani?—Già non ci vuol molto poi a capire di che si sia trattato in quella riunione.
—Sicuramente, monsignore. Papa Gregorio non batte che a ribadire un chiodo: riformare gli ecclesiastici: la Chiesa sollevar sull'Impero: Italia sottrarre a Lamagna.
—E ne ha colto proprio il tempo, ora che quel povero giovane d'Enrico sta sui prunai della guerra coi Sassoni, ed è sì fresco d'età, sì inesperto di reggimento! Ah! se fosse vivente la gloriosa memoria di suo padre! Papa Gregorio allora non sarebbe sbucato su fiero di tanto bruciore di santità e di ardimento; chè Enrico III ballottava i papi come i dadi, e li faceva e sfaceva come il nostro cuciniere fa le torte.
—Pur troppo è vero, monsignore « riprende peritoso Baccelardo » ma prego vostra mercede a volersi ricordare che io sono messo di papa Gregorio.
—Sicuro, Baccelardo, avete ragione; voi siete bravo cavaliere. Ma, diteci un poco, quali altri provvedimenti ha presi codesto concilio?
—Ecco qui: gli Spagnuoli che volevano fare i bell'umori sono stati esortati, con lettere severe, a riconoscersi vassalli della Chiesa, se non vogliono essere scomunicati.
—Bravo! gli Spagnuoli paventano delle scomuniche ed e' sariano capaci far qualche sacrifizio per non andare a casa del diavolo, che l'è popolata di canaglia. Ma se quei baroni gloriosi si ficcano nella memoria che il santo padre voglia smungerli a danari, e che è un eretico; essi, che trattano a tu per tu con monsignore el Rey e con monsignor Dios, saranno tali da scomunicar lui, e di venirgli a dire bona dia dentro Roma.
—E siano i ben venuti per parte mia! Al re di Francia poi è stata scritta una lettera piena di rimproveri, e tanti e cotali, che mantenga Iddio quel re non vada in bestia. È stato caricato di nomi di cui i minori sono tiranno, zingaro, ladrone di strada, turco, assassino, barattiero, e che so io. Una consimile ne è stata mandata pure ai vescovi della Francia, con il perentorio di un anno al pentimento ed alla riforma.
—Eh! eh! con Filippo messer Ildebrando non farà poi troppo il capotico. Filippo lo lascierà dire, ma vi assicuriamo noi, che seguiterà a vendere l'investitura delle abazie e dei vescovadi, se questo gli torna. Perchè alla fin fine saranno feudi ecclesiastici, ma son pur sempre feudi, di cui egli è signore, e di cui può disporre a suo talento.