Ed il popolo ripeteva:

Hez, sir asino, cantate,
Il bel muso accartocciate,
E tal copia di biada e fieno avrete,
Che piantarne, per Cristo, ancor potrete.

Ed i canonici novellamente:

Era pigro nel cammino,
Ma poi l'ebbe un cervellino,
E col pungolo e il flagello
Fe' volarlo come augello;
Giunse fino a Betlemme:
Visitò Gerusalemme!

Ed il coro ed il popolo proseguivano col solito ritornello—i canonici col rimanente dell'inno.

Sia che carro tragga al corso,
Sia che porti soma in dorso,
Le mandibole dimena
Come Santa Maddalena.
Mangia l'orzo con la pula,
Dai cardoni non rincula,
E in la trebbia, pel villano,
Dalla paglia scarta il grano:
Oh! vedetelo s'è bello
Questo eletto d'Israello!
Mirra, incenso, e pingue dose
D'oro, e pietre preziose....
Alla chiesa tutto ha dato
L'asinesco apostolato.
Oh! vedetelo s'è bello
Questo eletto d'Isdraello!
Amen dunque di', o somiero,
Amen canta un giorno intiero;
E satollo di gramigna,
Mangia, peta, ragghia e grigna;
Chè alla chiesa tutto ha dato
Il tuo santo apostolato.
Hez va! canta hez va! hez va!
Chè il tuo canto al cuor mi va:
Delle orecchie, di pigrizia,
Niun ti avanza di malizia;
Hez va! canta, hez va! hez va!
Chè il tuo canto al cuor mi va.

In questo mentre si ritorna alla chiesa.

In mezzo di essa avevano preparata una fornace, con stoppe e pannilini vecchi, vicino a cui la processione si ferma. Il papa dei becchi, i cardinali ed il vescovo della diocesi si assidono ai loro stalli nel coro, l'asino con la Vergine Maria a cavallo e s. Giuseppe si collocano presso l'altare dal corno del vangelo, e tutto il clero e i componenti della processione si dispongono in due file, dalla porta maggiore della chiesa all'altare, chiudendosi in mezzo la fornace. Poi attorno attorno il popolo, svisato nel voto e nei panni come l'abbiamo descritto. Accanto la fornace, da un lato schieravansi sei gentili, dall'altro sei giudei.

Allora gli araldi, o vocatores, come chiamavansi, si volsero prima ai gentili e dissero:

O gentili, per cui fatto
S'è il negozio del riscatto: