Gli araldi, a quest'ordine, si appressano alla sacrestia e chiamano: Tu Moyses Legislator!

E Mosè, vestito di tonaca e cappa bianca insudiciata, lunga la barba, in volto accigliato, sonnolento, due enormi corna in fronte, la verga da una mano e le tavole della legge dall'altra, esce ansante e frettoloso, inchina il papa dei becchi, e dice:

Ch'altri poi vengano dopo di me,
Per dio! qual dubbio, signor, qui vi è?
Ma s'esto è tutto ch'io debbo dire,
Andate al diavolo ch'io vo a dormire.

CoroIste coetus psallat lætus!

Papa—Questa bestia parla schietto,
Ha criterio ed ha intelletto;
Ma le sue profezie si porta il vento,
Ch'ha vecchia moglie, e terminò l'argento

Gli araldi conducono quindi Mosè brontolando dall'altra parte della fornace, poi tornano alla sacrestia e chiamano:

Vieni avanti, Isaia, ma facciam patto
Di parlar chiaro e di non dir bugie:
Se profeta, da furbo, ti sei fatto,
Noi non vogliamo udir castronerie;
Chè ci han bastantemente trappolati,
Con i tuoi logogrifi, e preti e frati.

Isaia esce a sua volta. Egli aveva gli occhi strambi e fisi al suolo, i capelli bianchi, rari ed irti, la barba scomposta come la tunica cenerina. Rossa stola gli cingeva la fronte, pallidissimo aveva il colore. Egli arriva innanzi al papa dei becchi, sta un momento a pensare, poi batte del piede la terra, e sclama: Est necesse virga Iessæ!

Il papa, indispettito che, malgrado le proteste, Isaia era stato, giusta il consueto, anche adesso oscuro, strabilia, e voltosi alle sue genti grida:

—Cacciatemi via codesto buffone, e venga subito Abacucco.