—Figliuol caro, vorresti tu mo' che i tesori si tenessero così esposti all'aria per chi voglia beccarseli? Signor no, si custodiscono ben guardati in fondo alle castella, e son noti solamente alla gente fedele.
—In fondo alle castella sono altresì le prigioni, monsignore; e non è la prima volta che vostra religione paghi così i grossi servigi.
—Non ti apponi, compare; ma i servitori di Dio non si conducono per tal modo.
—Sì bene, posto già che tu fossi servitore di Dio. Ma dove dunque si va?
—Siam giunti. Non devi che aspettarmi in quella stanza, perchè non voglio, gioia bella, che tu sappia i nostri affari; ed in due minuti sarò da te. Cosa è! tu dubiti?
—In questa stanza, dici? Ma questa stanza ha una porta, questa porta ha una toppa, questa toppa una chiave, e questa chiave può dare alcuni giri, e mastro Laidulfo restarci dentro assediato dalla fame come Cristo nel deserto. Monsignor no: in questa stanza non entro io.
—Allora togli la chiave e mettila in tasca, se non trovi meglio di chiuderti di dietro come io vorrei; perchè, ti ripeto, non mi solletica niente affatto di essere spiato da te.
—In questo modo la cosa potrebbe camminare, diceva Laidulfo, esaminando la porta, se... se.... Sta bene! non ci sono più nè toppe, nè saliscendi, nè lucchetti. Dunque hai detto cinque minuti, non è vero, monsignore?
—Presso a poco.
—Giuochiamo a capo a nascondere: comprendo. Non importa: vada, sia pur così. Ma bada, monsignore, che il compenso sia grosso, perchè....