—Rilevante fu il servigio; lo so.
—E che non aspetterò più di cinque minuti; e che se mi volessi usare tradimenti, ho un pugnale che non è novizio. M'intendi?
—Troppo.
—Andiamo dunque in nome del dia....
Laidulfo aveva aperta la porta, e messo il primo piede sul pavimento della stanzuccia. Ma siccome il solaio era stato collocato a bilanciere, per modo che dove il passo si metteva sprofondava e si alzava dal lato opposto; così Laidulfo si vide aperto d'avanti un abisso profondo ed oscuro, in fondo al quale sentiva un murmure come d'acqua che corre. Egli però, poggiando il piede si era squilibrato. Il vescovo di Porto, che spiava ogni suo moto, ne profitta, e dandogli una spinta gagliarda lo manda giù, senza che avesse neppure intera potuta proferire la frase. Ciò fatto, con una mazza urta il lato del solaio sollevato, e tirandosi la porta se ne va fregandosi le mani e zufolando, dopo aver detto:
—Corpo dell'ostia! Mastro Ildebrando non si fastidierà più di te, mariuolo!
Allora tumultuoso levare di voci gli giunge dalle corti che dicevano:
—Abbasso l'infame pontefice, abbasso il re codardo, abbasso.
Il vescovo di Porto tende prima le orecchie ad udire, poi crolla alquanto la testa, sorridendo volge gli occhi al suo fianco, dove nascondeva il pugnale, fa scricchiolare le nocche delle dita, e dicendo: andiamo in nome di tutti i diavoli! ed al pontefice si presentò.
Enrico, che asciolveva con Gregorio, a quei da lui pure uditi rumori aveva preso commiato. Gregorio lo aveva licenziato con un vade in pace. E si avviava per uscire, allorchè gli viene incontro il vescovo di Vercelli che divenuto estremamente pallido sclama: