IX.

Sur les bancs dorés d'un concile romain
Presida dans Costance un brandon à la main.
De Jean Hus, en priant, signa l'arrêt barbare,
Au front d'un Alexandre égara la tiare.

Casimir Delavigne.

La posizione d'Ildebrando era cangiata dopochè alla vetta della sua ambizione aveva poggiato. Gl'Italiani lo schernivano e gli si volgevano contro, fin nella Toscana sua divota. L'arcivescovo di Ravenna armava per invadere gli Stati della contessa Matilde e dentro Roma bloccarlo. Il re di Polonia, Boleslao l'ardito, da lui consacrato perchè protestava sottrarsi al dominio di Enrico, gli assassinava i vescovi a' piè degli altari, noiato dai loro troppi consigli e pretensioni. Il re di Francia, burlandosi degli anatemi, persisteva nel trafficare le investiture ecclesiastiche, e permettere le mogli al suo clero. Roberto Guiscardo, malgrado le scomuniche reiterate, addoppiava i conquisti nel patrimonio della Chiesa; ed il conte di Capua Giordano abbottinava arredi sacri nel monistero di Montecassino. Niceforo Botoniate scacciava dal soglio a Costantinopoli Michele Parapinace, che si era dichiarato quasi vassallo della Chiesa di occidente, e mandava tutti gli anni duecento libre di argento a suffragio dell'anima sua. Berengario si ostinava nella sua eresia. Guglielmo il conquistatore faceva il papa in Inghilterra. Il re di Dalmazia, creato da lui ed a lui come schiavo dedito, era oppresso dai nemici. Ed i Sassoni, dai suoi consigli e dalle sue promesse sedotti e nell'elezione del nuovo monarca e nella guerra civile indotti, lo insultavano per aspre lettere. Gregorio protestava non aver comandata proprio l'elezione di Rodolfo, ma avere dato instruzione ai suoi legati di solo promuovere la deposizione di Enrico e la scelta del novello re. Quella scelta e' riserbava a sè stesso, sia per aver ligio come cane l'uomo da ungersi; sia per arrogarsi il dritto di disfare i re e crearli; sia per mostrarsi alla terra insignito di quest'altro potere, per godere la gioia di veder le teste coronate, prostrate innanzi a lui, spazzargli il suolo della clamide, per consolidare il dritto di feudo che pretendeva sulla Germania, per mettersi infine alla testa dell'amministrazione dell'impero e tenere i Tedeschi, di lui già divoti, umiliati ed obbedienti come frati da cenobio. Quando udì dunque i principi non averlo curato, ed esercitato da sè il dritto che le constituzioni teutoniche davan loro, prese il broncio e ne concepì astio e dispetto. Sicchè fermò non procedere, se non all'estremo, alla sanzione dell'operato a Forcheim, e quando la somma delle cose ed il volger fatale della fortuna ve lo avessero spinto.

I Sassoni compresero i suoi intendimenti. S'incollerirono, e gli scrissero come a gente tradita convenivasi.

Gregorio rispondeva alle acerbe lettere per un guazzabuglio di luoghi comuni che nulla significava.

Ed ecco giungergli, primo, il messo di Rodolfo, che della vittoria di Fladenheim gli riferiva, e quindi non a guari l'oratore di Enrico che attribuiva a sè quella vittoria e con maligna compiacenza ne lo teneva conto per amareggiarlo, impaurirlo, spiccarlo dal partito di Rodolfo. A questa novella più precisa, il corruccio di Ildebrando ogni limite ruppe. Mandò araldi sacri, e per mezzo di colombi, ordinò ai suoi legati, sparsi per tutta Europa, di significare ai prelati cattolici che per la settimana santa avessero studiato il tempo ed il cammino di trovarsi al settimo concilio di Roma. In effetti e' vi giunsero.

E frequente, oltre ogni dire, di vescovi e abati riuscì il concilio. La contessa Matilde non vi mancò, perocchè dessa era l'ombra di papa Gregorio. Si ribadì al solito il chiodo delle investiture e del celibato, si scomunicarono Guiscardo, Guiberto, Ugo Candido e Rolando da Siena, nemici indomabili del papa, sempre fulminati, prostrati mai. Infine sorsero gli ambasciadori di Rodolfo che infinite calunnie vomitarono contro di Enrico, e di tutti i guai di Lamagna lo accagionarono. Allorchè Gregorio bandì novellamente spaventevole anatema e profetizzò che in quell'anno il falso re sarebbe morto! Mandò poscia a Rodolfo una corona d'oro nel cui cerchio stava scolpito questo cattivo calembour per epigrafe

Petra dedit Petro, Petrus diadema Rodulpho.

Dall'altro canto Enrico convocava prima a Magonza assemblea di principi e di prelati, dove si discusse a minuto la condotta di Gregorio, e colpe molte gli si apposero; poi l'arcivescovo di Ravenna indisse un sinodo a Brixen nel Tirolo, come luogo agl'Italiani ed ai Tedeschi più comodo, da lui stesso preseduto.