Il sole infatti si dileguava dietro le vette più alte di quei picchi, ma non perciò il cielo si offuscava. Infrattanto, a misura che scendevano, le spalle della montagna divenivano più piane, meno ripide, più praticate, la crosta del gelo meno spessa. I precipizi che lambivano erano gli stessi; l'ossatura della montagna si mostrava egualmente accentuata a forti gibbe, a moltiplici punte. Ma tutto sembrava meno salvaggio, avviluppato da un aere più cilestre, dissimulato dalle ombre tra il purpureo ed il violetto di cui la luce del cielo d'Italia li avvolgeva, raddoppiandone la distanza.

Malgrado le precauzioni però, un uomo da prima, fra quei che si davan la muta in sostenere la treggia che portava la regina, scivolò e precipitò. Ma per avventura e' se la trasse con la rottura di uno stinco ad una prominenza di roccia, che lo rattenne a mezzo dell'abisso. E lo si giunse a salvare. Poscia precipitò giù e perì sprofondato nelle nevi di quei gorghi un cavallo: quindi rotolò una barella da carriaggio, che pure si perdè. Si raddoppiarono le cure. Si legarono tutti con una fune sì che formassero una sola catena; e per buona ventura s'incontrarono corrieri, nativi di quelle alpi, che avevano fatta la via due dì innanzi, e che facilitarono i passi. Così che, all'oscurarsi della notte, la comitiva si trovò a Susa. Il cielo splendeva di stelle sopra un azzurro profondo.

Al vocio ed allo scalpitar dei viaggiatori, gli abitanti della contrada mettevano fuori delle loro finestre il capo ed uscivano sull'uscio, salutando di un ave Maria chi passava o dimandando l'elemosina. Accorsero tutti però, portando torce, tizzoni, lucerne, lanterne, quando la voce si sparse che fosse Berta, che in mezzo a loro ritornava: e gli echi più lontani del Cenisio risonarono di alleluia! e di benedizioni.

All'indomani, Enrico partì per Torino.

II.

Non sono i regni e le potenze unite.
Nè possono esser; perchè il papa vuole
Guarir la Chiesa delle sue ferite.
L'imperador con l'unica sua prole.
Col presentarsi al successor di Piero,
Al Gallo il colpo ricevuto duole.

Macchiavelli—Decennali.

Il primo ad andare incontro all'imperadore fu l'arcivescovo di Ravenna Guiberto. Enrico lo accolse con ogni segno d'amorevolezza, ed egli, dopo essersi seco lui congratulato del prospero arrivo in Italia:

—Sire, disse, vi domando il permesso di presentarvi il clero ed i nobili della vostra fedele Lombardia, i quali al pari di me desiderano profferirvi ossequio.

Quella parte d'Italia chiamavasi allora quasi tutta Lombardia.