Disgraziato! Godi pure, le tue gioie son numerate.
La notte intanto era compiutamente caduta. La notte di Roma, di allora in poi, divenne più tenebrosa. Saccheggiata e spogliata di tutte le sue ricchezze, vituperata nell'onore, bruciata negli edifizii, decimata dal ferro di cittadini, desolata di tempii, vedovata dal bando dei migliori suoi uomini, dopo quel giorno, l'antica città restò pressochè deserta, e la popolazione si trasferì tutta intiera al di là del Campidoglio—in quello spazio che altra volta formava il Campo di Marte.
Quella sera stessa la duchessa Sigelgaita riceveva a segreto colloquio, nella sua camera da letto, Rolando da Siena.
LIBRO OTTAVO
TRAMONTO
I.
Sedea quel superbissimo signore
Sovra un trofeo di strali, e l'empia morte
Gli stava al fianco, e la contraria sorte
E 'l sospiro e 'l lamento appo il dolore.
Io mesto vi fui tratto e prigioniero;
Ma quegli allor, che in me le luci affisse,
Mise uno strido di dispetto, e fiero,
E poscia aprì l'enfiate labbra e disse:
Provi il rigor costui del nostro impero.
Redi.
Appena l'arcivescovo di Ravenna comprese che Roma era irrevocabilmente perduta per gl'imperiali, si raccolse intorno quel residuo di Alemanni e di Italiani che nel badalucco potè raggranellare, e stretti ed armati, a stendardo sventolante, uscirono per porta Toscana. Una parte dei senatori e dei patrizii romani col favor della notte si rifugiò in Castel Sant'Angelo. Ne cacciarono via Gregorio. Provvidero, per quanto potè tornar loro, scorte ed armi. Ed aspettarono sicuri che il furor prima degl'invasori fosse ammansito. Questo furore però e questa libidine d'oro e di sangue nella truppa del duca non si spense così tosto; nè desso per due dì fu veduto. Colpito nel cuore dalla doppia morte della contessa Alberada e di Baccelardo, dal rimorso travagliato, da incognito, segregato e romito visse nel monistero di San Paolo. Però al terzo giorno comparve, e recatosi al Vaticano trovò Gregorio, nel mezzo dei suoi capitani, intento a proscrizioni ed a scomuniche. Vanamente Gregorio aveva provato destare il suo partito. Non cardinale, non vescovo, non prete, non nobile, non cittadino attorno a lui volle recarsi. Tutti lo accagionavano di tanto danno; tutti lui incolpavano se all'ebbrietà del vincitore non si metteva freno. Sicchè più del Guiscardo, più del saraceno stesso, lui abborrivano e come traditore del suo paese dannavano a morte.