Enrico IV gli sopravvisse di poco.
IV.
Je t'ai fait voir tes camarades
Ou mort, ou mourants, ou malades;
Allons, víeillard, et sans replique,
Il n'importe à la republique
Que tu fasses ton testament.
La Fontaine.
Non racconteremo per minuto il rimanente dei fatti di questo gran principe. Dopo aver veduto perire il suo nemico Gregorio, altri non men terribili ed ostinati ne ebbe a combattere in Vittore III, Urbano II e Pasquale II, favoriti al solito dalla contessa Matilde, la quale la causa della Chiesa aveva sposata a spada tratta; in Ermanno di Luxembourg, che, dopo la morte di Rodolfo, i ribelli Sassoni avevano eletto a re; nei figli di Ottone di Nordheim, morto nel 1083; nel marchese Ecbert, e per ultimo nel suo figlio Corrado, che Urbano II aveva prevaricato ed indotto a ribellione contro suo padre. Questo scellerato principe, applaudito con gioia feroce dalla corte di Roma, pubblicò infami calunnie contro suo padre, pensando così oltraggiare la gloria di lui, sè difendere. Riconosciuto dai papi per re d'Italia, cinse la corona di ferro a Monza. Ma, dopo otto anni di guerra civile morì disprezzato da coloro stessi che alla rivolta lo avevano spinto e che ne avevano profittato. Enrico si ritirò in Germania.
Diremo le ultime cose di lui con le parole del Sismondi, il quale le ha tolte al Sigonio e questi ad Ottone frisingense, ed a Sigeberto gemblacense.
Dopo la sua ritirata, Enrico non ebbe altra cura che restituire la pace alla Chiesa ed all'impero. Quantunque perseguitato dalle scomuniche dei papi, e' non sembrò punto occuparsi a farne cessare gli oltraggi. Aveva anzi pensato di abdicare la corona in favore dell'altro suo figlio Enrico V, con la speranza che il ravvicinamento tornerebbe più facile fra due antagonisti, l'amor proprio dei quali non fosse stato inasprito ancora da lunga discordia. Questo progetto, che Enrico non mandò a termine, infiammò l'ambizione del giovane principe. Il papa Pasquale II, il di cui odio religioso mai si placava, per mezzo dei suoi emissarii infervorò un figlio, cui sete colpevole di regno allucinava già. Gli rappresentò il delitto che meditava come azione santa e gloriosa, ed alla rivolta lo determinò.
Una dieta erasi convocata a Magonza pel giorno di Natale. I partigiani del giovane Enrico eranvi convenuti in folla: niuna assemblea nazionale da lungo tempo non erasi mostrata così numerosa. Il giovane Enrico consigliò al re suo padre di punto non avventurarsi fra gente, la di cui fedeltà si appalesava, se non altro, dubbiosa. L'imperatore si tenne all'avviso di suo figlio, di cui non sospettava ancora tutta la fellonia, e si ritirò al castello di Ingelheim. Come egli quivi faceva dimora, gli arcivescovi di Magonza, di Colonia e di Worms, inviati della dieta, si presentarono a lui, e gl'imposero a nome di quella rimettere loro gli ornamenti imperiali—vale a dire corona, anello e porpora, perchè e' ne rivestissero suo figlio.
—Ma perchè dunque i principi ed i vescovi della dieta ci hanno eglino deposto? domanda Enrico.
—Perchè? risponde l'arcivescovo di Magonza, perchè da lunghi anni tu hai straziata la Chiesa di Dio per cause odievoli, perchè tu hai venduti i vescovadi, le abbazie e le dignità ecclesiastiche, perchè tu non hai giammai osservati i canoni nell'elezione dei vescovi, e fieramente al papa ti sei ribellato. Per tutti questi motivi è piaciuto al sovrano pontefice ed ai principi di Lamagna di respingerti non solamente dalla comunione dei fedeli, ma cavarti ancora dal possedimento del trono.