Era il giovedì. La riunione dei delegati doveva aver luogo fra quattro giorni. Questi delegati erano sette, fra cui quattro preti! Il che prova che si sarebbe potuto dire del clero dell'Italia meridionale ciò che D'Alembert diceva della Francia: «Essa rassomiglia ad una vipera; tutto è buono, tranne la testa!» Nel clero italiano non vi è di miserabile che l'episcopato, e coloro, fra i preti delle grandi città, che sono più esposti all'azione antipatriottica ed anti-sociale dei vescovi,—lacchè, schiavi di Roma.

Don Diego Spani era il delegato delle provincie di Basilicata e di
Cosenza.

Il marchese di Sora ammattiva oramai per questo prete, il quale aveva subite le prove spaventevoli cui raccontammo, senza smuoversi, sapendo tutto e tacendo. Il marchese fece dividere la sua ammirazione a lady Keith ed al colonnello Colini, con i quali soli comunicava, perchè gli altri membri del comitato ignoravano che il ministro della polizia cospirasse con loro.

Don Diego accolse freddamente l'ovazione che gli fecero uscendo di prigione. Egli aveva acquistato il diritto di disprezzare i suoi colleghi. Lo sventurato non sapeva l'abisso che sua sorella scavava sotto i suoi piedi per salvarlo!

I delegati di Sicilia avevano mancato all'appello, per un equivoco di corrispondenza. I membri del comitato, salvo tre, erano radicalmente inetti, e di qui, i ritardi, la confusione, lo scacco in tutte le intraprese. Il presidente del comitato, il colonnello Colini, avrebbe voluto aggiornare la riunione ed aspettare i siciliani. Il marchese di Tregle opinò di passar oltre, d'intendersi, di agire, salvo a riunirsi di nuovo quando i siciliani arriverebbero, per comunicar loro ciò che avevano deciso e ciò che avevano fatto. Questo avviso fu adottato.

Il marchese di Tregle aveva ragione: ciò che fa periclitare tutte le cospirazioni sono l'esitazione, gli aggiornamenti, ed il gran numero di cospiratori. Perchè Orsini mancò appena di riuscire? perchè era solo e non volle rimettere ad un altro giorno l'esecuzione dell'attentato,—il quale se fosse riescito, uccidendo Napoleone III, avrebbe infallibilmente ucciso l'unità italiana.

Io non biasimo Orsini però. I popoli schiavi a cui si rifiuta la spada, la penna, la parola, hanno il diritto al pugnale.

La dottrina del regicidio è complessa, ed ecco perchè i pubblicisti, i padri della Chiesa, i teologi ed i papi essi stessi hanno espresso delle opinioni diverse. Tale forma di governo, tale avvenimento extra-legale, e quindi tal mezzo di difesa e di attacco dalla parte di coloro che sono colpiti.

Ora gli era precisamente il caso cui stavano a discutere i delegati: bisognava uccidere il re?

Il padiglione ove la riunione doveva aver luogo aveva due piani, sopra un sottosuolo. Un corridoio separava le due camere di ogni piano. Le finestre del primo erano a petto di uomo: si potevano scavalcare e discendere nel giardino, dal giardino si poteva vedere ciò che accadeva nelle camere. Un boschetto di lauro-rosa circondava il padiglione e quasi lo celava. Delle spalliere di rose lo fiancheggiavano. La porta aveva due scalini. Stuoie cinesi proteggevano le finestre contro l'afa esterna. Non vi abitava alcuno. Lady Keith vi veniva a leggere ed a scrivere quando i cani facevano troppo strepito sotto le sue finestre. La sua biblioteca era in una stanza al pianterreno. L'altro piano conteneva il suo piccolo museo di oggetti di arte e di oggetti curiosi di storia naturale. Le pareti erano tappezzate di magnifici quadri antichi e moderni. Tutto intorno, nelle quattro stanze, correva un divano basso, largo, soffice in velluto granata, coverto la state di una sopravveste di tela di Persia. Un fitto tappeto copriva l'inverno il bel mosaico del solaio.