—Diletta figliuola, diletta figliuola, gridò il gesuita cadendo ai ginocchi della giovinetta e baciandole le mani, le vesti, i piedi: non mi dare il delirio. Che? tu mi amerai un giorno? Che? la mia lugubre sottana non ti ripugna e spaventa? Che? tu consenti a dividere la mia esistenza, la mia gioia, i miei pericoli, le mie speranze? Che! tu vuoi identificarti con me? essere a me tutta intera, senza riserbi, senza apprensioni, senza ritardo, spontanea, del tuo cuore? Oh, mio Dio! grazia. Lasciami vivere un giorno solo nelle sue braccia, e poi disponi del mio corpo e dell'anima mia!

Bambina lo rialzò. Egli l'attirò sulle sue ginocchia e la coperse di baci, diventando fanciullo, sciogliendone le treccie, esaminando le mani di lei, e gli occhi, volgendo il di lei viso per lambirne l'espressione varia secondo i riflessi della luce, chiudendone la vita fra le sue quattro dita, palpando la finitezza dei capelli, sorbendo la soavità dell'alito, l'armonia del profilo, l'attonita, profonda, immensa, limpida espressione dello sguardo, e sclamando ancora:

—Bella, bella, divinamente bella!… E tutti quei tesori sono miei, non è vero, Bambina? a me, a me solo, a me il primo? Il tuo cuore mi ha dunque compreso? esso ti ha dunque parlato? tu non ami più quel meschinello di barone che ti squadrava dall'alto del suo empireo del quarto piano? Domani sera…. no, io verrò alle undici, se posso. Passeranno desse queste ore di agonia? Come sei bella! diletta figliuola; oh! come io ti amo, ti amo, ti amo a morirne. Non lo senti tu che io ti amo? Ma tutti, tutti hanno ciò letto sulla mia fronte, negli occhi miei: è una corona di fiamme.

—Ditemi che non correte alcun periglio; ho bisogno di averne la certezza. Sarei dunque io che vi ucciderei, se coloro vi assassinassero, sarei io? sarebbe a causa di me…. di'?

—Non pensare più a ciò, fanciulla diletta. Io l'ho obliato. Ove tu sei. Dio è, ed io non veggo neppure la mano della morte. Che m'importa di essi oggimai? Che mi pugnalino, che mi avvelenino, che mi strangolino…. cosa è codesto? che mi fa ciò, se io ti ho sentito nelle mie braccia come ti sento ora, se io ho baciato i tuoi occhi, le tue guance, le tue labbra? Morirei mio Dio! ma e' sarà la gioia che mi ucciderà, non coloro.

—Ma insomma, insistè Bambina, preoccupata, non accorgendosi neppure che il suo amante la divorava di baci,—ma insomma, senza me, senza questo amore, voi non correreste alcun rischio? Me sparita, vi lasceranno essi vivere?

—Diletta, diletta figliuola, non pensare più a codesto. Non te l'ho io detto? Essi sono impotenti a colpirmi al cuore se io ti avrò avuta un sol giorno, uno solo, che io avrei passato tenendoti sul mio petto. Ebbene, sì. E' mi assassineranno per conservare la mia fortuna. Ma se io la lascio loro? Saranno forse soddisfatti. Ma che mi uccidano pure: io ti amo, e morrò vicino a te. Io avrò goduto le feste divine del cielo. Il paradiso è amore.

Bambina appoggiò il suo capo sulla spalla del conte Bonvisi e gli bisbigliò all'orecchio:

—Ti aspetto domani.

Il padre Piombini se la strinse sul cuore e sentì le labbra di Bambina palpitar sotto le sue. E' si levò subitamente: la vertigine lo guadagnava.