—Siete preparato?

—Io lo sono sempre, osservò Don Diego contraendo un pochino gli angoli della bocca.

—Voi andrete dunque a celebrare nella mia cappella. Io non ho ancora udita la messa.

—Ai vostri ordini, sire.

Il re diede l'ordine ad un maggiordomo e Don Diego fu condotto nella cappella del Palazzo. Un quarto d'ora dopo, il vescovo del diavolo era all'altare, ed il re, la regina e tutta la loro nidiata erano nella tribuna.

La messa andò per treno express. Quando S. M. si alzò, al vangelo, i suoi sguardi caddero sul conte di Altamura inginocchiato alla porta della tribuna reale. Ferdinando gli fece un piccolo segno cogli occhi.

Altra osservazione di Don Diego. Il re non si comunicò, come faceva ogni giorno.

—Quel don Chisciotte mi odia decisamente, si diceva Don Diego sbrigando la sua bisogna per tornare al più presto in casa sua.

Quando la messa fu finita, il conte di Altamura si tirò da banda per lasciar passare il re. Il re non uscì e lo chiamò.

—Che c'è? dimandò egli.