Bambina l'udì uscire. Erano le otto del mattino, Ella non aveva dormito un sol minuto in tutta la notte. Aveva pianto molto; virilmente riflettuto. La sua risoluzione era presa. La situazione, d'altronde, non ammetteva ritardi. Non aveva nulla a sperare. Se avesse avuto un carattere meno ben temprato, l'era perduta. Imperciocchè, a traverso i soprassalti del lungo perorare di suo fratello ella aveva scorto la persistenza nel suo disegno. Bambina si alzò dunque subitamente ed uscì.
Se il P. Piombini non l'avesse, il dì innanzi, spaventata colla sua dichiarazione disperata, ella sarebbe andata a cadere ai suoi piedi e dimandargli soccorso. Adesso, ritornare a lui, e' sarebbe stato come un gittarsi nelle sue braccia, alla mercè di lui. Chi le restava?
Il barone di Sanza aveva lacerata malabilmente la tela incantata dei suoi sogni delle notti d'inverno, ma egli rimaneva ancora onesto, anche nel suo ridicolo. Poi, Bambina non conosceva alcun altro. Poi, Tiberio, quantunque sì bruscamente estirpato dal suo cuore, vi lasciava ancora le impronte di un passato che mai non si cancella,—la confidente famigliarità dell'infanzia. Bambina si recò da lui, non preoccupandosi neppure se ciò fosse o no convenevole.
Il barone di Sanza occupava un elegante piccolo appartamento nella salita Santo Spirito. Un vecchio cameriere piemontese, per nome Carlo, lo serviva da parecchi anni. Tiberio pranzava al caffè. Carlo conosceva Bambina, avendo accompagnato il suo padrone a Lauria, ed era lui che aveva scoperto il famoso appartamento cui Don Diego occupava in questo momento. Egli annunziò Bambina al suo padrone, che faceva colazione, con un certo mistero e non senza stupore. Tiberio fece entrare Bambina nel salone e corse a lei, dubitandosi che una disgrazia, una grandissima disgrazia, fosse già occorsa.
—Salvatemi! gridò Bambina, vedendolo e correndo al suo incontro senza preoccuparsi della presenza del domestico.
—Salvarvi di che? di chi? sclamò Tiberio.
—Non m'interrogate, ve ne supplico, continuò la giovinetta. Io non posso darvi alcuna spiegazione. Solamente, fate in guisa che qualunque traccia di me sia perduta per qualche tempo.
Tiberio stette qualche minuto a riflettere, poi disse:
—Comprendo tutto. Io aveva ben ragione di temere. Ebbene, siate calma, signorina, e rassicuratevi. Io conosco il ricovero che conviene. Sono sicuro che non vi sarà rifiutato. Solo, e' conviene che io vada a prevenire quella dama del servizio che le domando, o piuttosto che le dimandiamo, perchè io vado all'istante dal marchese di Tregle per condurlo meco.
—Io mi getto nelle vostre braccia come in quelle di mia madre: Dio ve lo renderà.