—Per il favore che dimandate e che vi accordo, mi farete bene il mio ritratto, spero bene?
—A piedi ed a cavallo, generale, risposi io: ci siamo intesi.
Il generale, vedovo adesso, aveva due figliuole: la primogenita, Alice, un cotal che di cosacco, di venti anni, alta, violenta, col naso allʼinsù, le labbra carnose e frementi, gli occhi neri, ardenti, altieri, audaci, provocatori.... un turbine! Lʼaltra, Elisabetta, una piccola miss inglese, di dieciotto anni, dolce, carezzevole, bellissima, ipocritissima, ghiottoncella, dai capelli cenere, dagli occhi grigiverdi.... il languor sano! Elleno governavano il governatore. E non debbesi che a me, se io non ne governai almen una. Ma io avevo il cuore preso altrove.
Fui ricevuto dalle due damigelle come la confettura sul pane. Elleno avevano infine un uomo, un giovane di assai buon lignaggio, per diventare il loro cavaliere di compagnia; non molto brutto, divertevole per ordine, pieno di riserbo, che aveva molto viaggiato, ed era abbastanza atto a sostenere il loro cicalìo nelle interminabili sere dʼinverno. Il mio solo torto, forse, era di amare qualcuna. Ma, chi sa? gli uomini sono così volubili! Non era che da due anni soli che le signorine Ozeroff abitavano Yakutsk.
Prima di entrare in funzione, dimandai due giorni di congedo per installarmi. Affittai una piccola casa in legno, allʼestremità della città, sulle sponde di un ramo della Lena. Io mi misi subito a costrurre un nuovo mezzano di tavole alla bellʼe meglio, per staccarne una stanzuccia, unʼalcova per Cesara. Noi non eravamo ancora maritati. In Siberia, i letti sono un arnese incognito, perfin nelle case dei governatori, che giungono di Europa. Si dorme tra due strati di pelli o di tappeti, e vi si dorme assai bene e assai caldamente. Io aveva portati da Yrkutsk gli oggetti i più costosi del mobilio del colonnello. Comperai qualche utensile indispensabile, e fummo bentosto in famiglia.
Ma era provvisorio.
La nostra evasione restava ferma più che mai, sotto il desío della libertà ed il soffio ardente dellʼamore.
Eravamo in novembre. I giorni non avevano che tre ore, e due di crepuscolo. In decembre e gennaio, il sole non si vede affatto più: la notte è eterna.
Un funebre lenzuolo di neve copriva il mondo a perdita di vista. E ciò per otto mesi dellʼanno. La neve si accumulava fino allʼaltezza delle case, cui essa talvolta schiacciava. La violenza del vento gittava per terra le più solide. Un freddo di 30 a 40 gradi sotto lo zero (Réaumur) tagliava la respirazione, e provocava un impeto di tosse ad ogni parola che si tentava pronunziare. Per fortuna, le legna costavano poco. La contrada è circondata di selve, ove un cane non si aprirebbe il passo. Glʼindigeni risentono appena questa inclemenza della natura, e non si lamentan guari di questo cielo di ferro. Essi vivono di caccia, battono un mare di neve di parecchie centinaia di miriametri di circuito per uccidere delle renne, dei zibellini, degli alezani morelli, onde pagare il loro tributo allo Czar; poi delle volpi dalla gola scura, delle volpi rosse, delle volpi dei ghiacci, degli scoiattoli, degli ermellini, degli orsi bianchi e neri. Nei due mesi di state si vive di pesca; perocchè le numerose correnti di acqua ed i laghi di queste contrade sono ricchi di salmo nelma, di salmo lavaretus, di storioni, di ablette, di sterleti, di amuli ed altri pesci, che mangiano putrefatti e crudi.