—Anzi tutto li calzerò di stivaletti, e continueremo con essi fin dove potremo. Ma è mestieri pensare ad altro.

—Per esempio?

—Per esempio, cacceremo alle renne, ma non col fucile, col laccio. Queste bestie se la svignano verso il mare Glaciale a primavera, onde sottrarsi al calore ed alle zanzare, e ritornano nelle foreste della pianura il verno per trovarvi un poʼ di caldo. Le steppe dei torendras, della sponda sinistra dellʼAnadyr, ne formicolano. Lʼimmensa contrada che principia allʼOmolone e si stende fino allo stretto di Behring, tra la via sinistra dellʼAnadyr ed il mare Glaciale, è abitata dei Tsciuktscias a renne. Arriveremo quindi a procurarci una muta, il cui nutrimento non ci costerà nulla, e la cui forza e lʼabitudine di soffrire sono superlativi. I nostri cani ci serviranno a cacciare le renne. Imperocchè non basta di giungere alla baia dʼOnemene, nel golfo; ma bisognerà forse risalire verso il nord, o costeggiare il mare allʼest per...

Metek si tacque. Aveva egli indovinato il mio segreto, al pari dellʼesaule di Verknè-Kolimsk? Io penso che sì...

Le ripe dellʼAnadyr sono molto erte a destra, appiattate in parte a sinistra. Da un lato si osserva la catena degli Stunovoi, che comincia là verso il mare di Okhotsk, e prolunga i suoi picchi fino al mare di Behring. Dallʼaltro lato, sono stagni frastagliati da piccoli laghi, numerosi torrenti e fiumi, e parecchie colline del paese dei Tsciuktscias. Vi è ancora a destra qualche selva, ma lontana, e non raggiunge nè i torendras a sinistra nè le rive del mar Glaciale. Il corso dellʼAnadyr è seminato qua e là di isole, e riceve un gran numero di affluenti. Gli ostacoli, che sbarrano il suo letto, si rinnovellano di frequente, ma non sono insormontabili. Incontrammo tutti i pericoli, tutte le sofferenze, tutte le fatiche che avevamo affrontate fin qui: freddo, guerra di elementi, privazioni, inseguimenti di bestie affamate, la vista di qualche orso bruno, che ci fiutava con una voluttà sibaritica; poi un silenzio spaventevole dappertutto. I cervi stessi ci accompagnavano come se avessero seguìto un funebre corteggio.

Il cane siberiano ringhia ed urla, ma non abbaia.

Siccome diveniva sempre più urgente di dar la caccia alle renne—due dei nostri cani sanguinavano già ai piedi—così ci fermammo al sito, ove il Kholole si precipita nellʼAnadyr, il sito sembrava propizio. Un cespuglio di arboscelli si prolungava quasi fino alle sponde. La spaccatura delle rocce ci presentava una grotta, che aveva servito, prima di noi, a non pochi orsi, ma che al presente trovavasi vuota. I cani digiunavano da trenta ore. Issammo dunque la slitta sul margine destro del fiume, ed accampammo nella grotta.

Il freddo era feroce, benchè in febbraio. I cani ci aiutarono a cacciare. Fummo tanto fortunati, da uccidere un lupo ed una volpe per il desinare, atteso da così lungo tempo dalla nostra muta. Ma non una renna, neppure una lepre si presentò ai nostri sguardi. Bisognò, per quel dì, contentarci di due o tre Karaki, smarriti in queʼ paraggi. Allʼindomani, lʼistessa mala ventura; ma trovammo la traccia delle renne. Questa traccia però, andando dallʼest allʼovest, ci consigliò a cacciare sulla riva sinistra del fiume. Facemmo dunque gli apparecchi pel dì seguente.

In fatti, verso il mezzodì, la vista nellʼaria di qualche aquila ed altri uccelli da preda, che si librano sempre sulle gregge di renne che emigrano, ci segnalò la vicinanza di queste bestie. Continuammo ad andare nella medesima direzione, e, poco dopo, un branco di renne si offerse al nostro sguardo.