Ero restato una mezza ora in quello stato di torpore, quando principiai a sentire un forte malessere, una specie di oppressione, quasi fossi stato allogato sotto la potenza di un succhiamento che mi aspirava. Non era dolore: era la sensazione strana di unʼestrazione del me fuori di me. Apersi gli occhi diretti allo zenit di un cielo di cobalto. Guardai senza vedere da prima, poi ben presto la mia attenzione si concentrò sur un globo nero, librato perpendicolarmente sul mio capo. Questo punto mi sembrò dapprima immobile, poscia compresi chʼeʼ si moveva, vedendolo ingrossare ed approssimarsi. Poco dopo, distinsi unʼaquila immensa che, cangiando allora la sua discesa verticale, cominciò a descrivere sul mio corpo dei circoli spirali, larghissimi da prima, più ristretti in seguito, a guisa dʼimbuto.
Il mio malessere aumentava, si pronunciava, diveniva poco a poco doloroso. Si sarebbe detto che mi vuotassero. Lʼaquila discendeva sempre. Essa poteva essere in quel momento a due o trecento metri, perocchè io misurava di già cogli occhi la formidabile tesa delle sue ali, la testa proiettata in avanti, gli artigli terribili contratti sotto il ventre, ma aperti, i suoi occhi spalancati e fissi. Volli rialzarmi: provai uno stento forte a scuotere il peso invisibile che mʼinchiodava al suolo.
Io aveva tolto la mia veste, a causa dellʼafa opprimente, aveva tolto la cravatta, aperta la camicia sul petto, di guisa che il busto restava quasi nudo.
Un formicolamento, davvero penoso, arrovellava adesso tutto il mio corpo. E lʼaquila si avvicinava. I nostri occhi, egualmente devaricati ed immobili, sʼincrociavano, si penetravano. Io compresi alla fine che mi trovavo sotto una potenza magnetica feroce, che aumentava di secondo in secondo. Lʼaquila era a meno di cento metri lontana da me, silenziosa, ma col rostro terribile mezzo aperto, quasi avesse avuto bisogno di respirare più vivamente. I suoi circoli concentrici erano adesso talmente ristretti che sembravami la si lasciasse calare in linea retta, senza batter ala, del suo solo peso, e la si precipitasse sopra di me.
Lʼimminenza di questʼattacco imprevisto ed inaudito, mi fece ribalzare. Feci uno sforzo come se avessi avuto a sollevare un soffitto cadutomi sopra, e saltai in piedi, prendendo il revolver alla mia cintura. Lʼaquila si arrestò per un secondo, poi avanzò ancora. Io tirai su di lei, ed agitai il mio pastranello, violentemente. Lʼaquila si fermò di nuovo per un minuto circa, lasciandomi dibattere per forte paura, poi la fece come un salto indietro, e la vidi rialzarsi lentamente di nuovo verso il cielo, descrivendo le medesime curve che aveva descritte scendendo.
Essa si levò, si levò sempre. Io cominciai a non più distinguere il fulvo colore delle sue piume, poi i suoi membri, poi le sue ali, non ha guari come due vele latine. Essa si rimpiccioliva, si rimpiccioliva ancora. Io non scorgeva più il suo movimento, ma la vedevo perdersi nelle alte regioni, confondersi con i raggi luminosi, infine sparire affatto, fondendosi con lʼazzurro del firmamento. Respirai, mi vestii e guardai al mio orologio. Segnava le quattro.
Le quattro, e nessun cugino! Avrebbe egli dimenticato lʼora? Alle quattro e mezzo: non uno strepito nellʼaria. Avrebbe egli dimenticato il convegno? Sono le cinque: gli uccelli si svegliano, il moto deglʼinsetti ricomincia; ma il mio cavallo non giunge. Lʼavessero arrestato? Alle cinque e mezzo, non cʼera essere vivente intorno a me. Ciò che io almanaccava, ciò che io sentiva in quel momento, non saprei esprimerlo: era un ditirambo di bassezza, di dolore, di paure, di sospetti, di scoraggiamento, di dilaniamento che non mi farebbe stimare lʼuomo, se egli fosse un essere stimabile. Lʼuomo in faccia di sè stesso, solo, senza lʼelettricità morale che gli comunica il contatto della società, la quale mette in giuoco lʼamor proprio di lui, è obbrobioso. No: e non è la fattura di un Dio!
Ed il mio cugino? Non sarebbe egli passato prima che io giungessi, o durante il mio combattimento con lʼaquila! Quel giovanetto era egli davvero mio cugino? No: e mi vendeva in quel momento. I gendarmi lʼavevano arrestato.... Il vecchio prete era una spia.... E poi che cosa fare? Io non conoscevo i sentieri per andarmene a piedi a casa mia, a traverso le montagne...... E sempre lʼorrida fisima, lʼindegno delirio: mi hanno tradito! sono solo in mezzo allʼincognito, cacciato come un lupo!
Alle sei, nessuno ancora.
Nessuno ancora, alle sei e mezzo.