Io udii uno strepito lontano. La notte era venuta completamente. Udii qualche cosa di appena percettibile, che marciava sulla strada consolare. Il rumore si avvicinava, diveniva più distinto. Era una cavalcatura che camminava, un cavallo che galoppava. Il cuore si chiuse, si allargò, si ristrinse di nuovo: «Sono le genti che vengono a catturarmi; il vecchio S. Pietro è andato a denunziarmi.... Che? un nitrito? un nitrito!....»

Mi precipitai fuori, uscii sulla grande strada....

Il mio cavallo mi aveva fiutato. Eʼ mi chiamava

Mio cugino era stato sorvegliato tutto il dì e non aveva potuto partire senza farsi scoprire.

Io saltai come un tigre sul mio cavallo. Senza toccare nè crine nè staffe, mi sentii in sella. E mio cugino inforcava le groppe. Ero salvo! ero salvo!

Io obliai perfino di dir grazie al mio S. Pietro e di dargli la mia borsa. La gioia è brutale ed ingrata. Quellʼuomo è desso restato onesto dopo codesto? Questo pensiero mi ha perseguitato non poche notti. Io credo che sì.

In tutta lʼodissea di astuzie che mi ebbi a correre in seguito per sottrarmi alla caccia della polizia, prima di toccar il suolo francese, dovunque, gli è il contadino che io ho trovato il più devoto, il più disinteressato, ed a cui mi sono confidato con più abbandono.

Ma la borghesia!

Ahimè!.....

IX.