Egli lanciò la legione tedesca e i Siculi. Respinti. Li lanciò ancora. Respinti di nuovo. Li lanciò per la terza volta. Indietreggiarono.
—Avanti gli ussari, gridò Bem, mettendosi alla lor testa egli stesso.
Una grandine di mitraglia ci rovesciò.
—Czetz è arrivato, generale.
—Avanti tutti, allora.
Gli Austriaci escono in massa, con quattro batterie alla testa. Lʼala sinistra ed il centro sono sfondati, i nostri fuggono. Puchner insegue. Bem resta indietro con uno squadrone degli ussari di Mathias ed una batteria, chʼegli punta in persona. Puchner si ferma, poi rientra nella città. Bem si stabilisce poco lungi, a Iselindek. Passano otto giorni. Il 30 gennaio, Puchner ritorna, e ci circonda.
—Che fortuna! esclama Bem, ne avremo fino alla gola. Datevene a crepapancia, ragazzi miei.
Puchner attaccò, ritornò alla carica, poi attaccò ancora. Battuto, respinto, maltrattato, slogato, Puchner fa suonar la ritirata, e rientra alla sera in Nagy-Szeben.
Questi combattimenti di tutti i giorni avevano ridotte le nostre forze ad un numero veramente esiguo. Ci promettevano dei rinforzi, che dovevano essere verso Deva. Andammo verso di loro. Puchner lanciò dietro a noi 12,000 uomini e dei cannoni. Noi eravamo 2,000.