Finalmente Görgey aveva ricondotto lʼesercito ad Arad. Ma il Governo aveva dovuto abbandonare anche Szeged. Dembinski vi aveva riunito circa 35,000 uomini in una specie di campo trincierato, appena abbozzato. Nonostante, la posizione non sembrandogli tenibile sotto le valanghe di Russi e di Austriaci che affluivano da tutte le parti, aveva dato lʼordine di abbandonarla e di stabilirsi un poʼ più lungi, a Szőreg.

Haynau, che comprendeva il suo vantaggio di numero e di posizione, non gli lasciò il tempo di condurre a fine il suo cambiamento di posto. Attaccò le truppe, che cominciavano a prender stanza a Szőreg. La battaglia ebbe principio il 5 agosto di sera. Gli Ungheresi avevano gli occhi abbagliati dal sole che tramontava ed impediva loro di vedere lʼinimico. Essi non furono sconfitti, ma piuttosto cedettero il terreno, protetti dagli ussari, che rinnovando delle ammirabili cariche, tennero in iscacco gli Austriaci.

Dembinski aveva a scegliere allora fra due linee di ritirata: Arad, ove Görgey doveva arrivare il giorno stesso; o Temesvar, fortezza che era nelle mani degli Austriaci, ma dove sperava di tirare a sè il corpo di Kmety. Il vecchio generale polacco preferì, per fatalità, Temesvar, la cui guarnigione, credeva egli, non poteva resistere lungamente. Il Governo seguiva il corpo dʼarmata di Dembinski. La Dieta si era aggiornata sine die. Il principe Nyraczi e sua figlia si ritiravano collʼesercito, cacciati dallʼultima loro dimora di Szeged e spinti dalla tempesta, che li travolgeva dinanzi a sè.

Cʼera unʼaltra ragione. Il nipote del principe, che comandava il suo battaglione di volontarii, era stato ucciso. Gli ufficiali avevano domandato al principe di scegliere un nuovo capo per condurli.

—Io stessa, gridò Amelia.

—Sotto ai miei ordini, rispose il principe.

E prese il comando.

Li ritrovai a Temesvar, ove arrivai con Bem il 9 agosto.

Ove arrivava Bem, arrivava la pugna. Egli prese immediatamente dalle mani del suo compatriotta Dembinski il comando in capo come generalissimo, schierò i battaglioni magiari, mise lʼartiglieria in posizione, ed aprì il fuoco contro il nemico. Haynau rotto, sconvolto, fece avanzare la riserva russa. Di un tratto, il fuoco ungherese si estingue. Mancano le munizioni. Bem ordina la ritirata. Scende la notte.

Ci eravamo impegnati in una stretta nel mezzo dʼun bosco, ove i nostri distaccamenti si confondevano gli uni cogli altri, sfiniti, affamati, non avendo mangiato fino dal giorno innanzi. Dei nugoli di Cosacchi ci seguivano come corvi, raccogliendo tutti quelli che restavano indietro, ritardando la nostra marcia, obbligandoci ad ogni istante di far fronte per respingerli. Bem, con un pugno di ussari che io comandava, e col battaglione del principe Nyraczi, copriva la ritirata. In un istante, lʼavanguardia, sbucando da una stretta fra due avvallamenti di colline, si trovò di faccia allʼinimico,—il corpo di Lichtenstein, che Bem aveva voluto evitare, cessando la lotta. Un fremito straordinario côlse il nostro esercito. Bem si slanciò in avanti per prendere la testa dellʼavanguardia, ma per un indietreggiare delle file anteriori, il suo cavallo sʼimpennò, e cavallo e cavaliere caddero rovesciati. Mi precipitavo in suo soccorso, quando un lungo grido dietro di noi mi annunziò un altro pericolo. Guardai: il battaglione del principe Nyraczi era intieramente ravvolto in un turbine di Cosacchi, come un giallo dʼuovo nella sua albumina. In mezzo ai volontarii, o piuttosto alla loro testa, si trovava Amelia.