—Insomma, che cosa volete?

—Vogliamo una patria! rispose di nuovo la folla.

In quel momento, passa un postiglione, e fa risuonare col suo corno lʼaria di Dombrowski: «No, la Polonia non perirà!» Tosto un grido entusiasta scoppia. Donne, fanciulli, vecchi, studenti, nobili, ad una voce, con lo stesso accento, gridano: Viva la Polonia!... e tutti cadono in ginocchio.

—Ritiratevi, urlarono le truppe, che accampavano militarmente sulla piazza.

—Uccideteci, ma non ci muoveremo, rispose la folla.

Lʼingiunzione non fu ripetuta.

La fanteria fece fuoco, poi fece fuoco di nuovo, poi ricominciò le sue scariche: quindici volte! Squadroni di cavalleria caricarono. Làsciovi imaginare il macello. Fummo circondati: le donne ed i ragazzi, inginocchiati allʼestremità della piazza, intorno ad una statua della Vergine, gli uomini indietro. Ricevemmo la fucilata e le sciabolate dei Cosacchi, senza muoverci, senza lagnarci, pregando e cantando. La truppa, spaventata, lasciò quel sito.

Non si è mai conosciuto il numero delle vittime.

Un disprezzo della morte, inaudito, entusiasta, irresistibile, sʼimpadronì di noi.