Sorrisi e sclamai:

— Che disgrazia, o Claudia, che io non possa trasformarti in Messia: tutta la razza di Giuda cadrebbe ai tuoi piedi come dinanzi a Dio.

— È egli necessario d'esser Messia per concorrere a codesta liberazione, Giuda?

— Non assolutamente. Ma in Asia, ove si son visti Romani distrugger Romani per impadronirsi del potere a Roma e dello imperio del mondo, non si sono ancora visti Romani distruggere Romani per liberare una nazione.

— In Asia ciò non si è veduto; ma in Europa si è veduto un capo di legioni fortunato, un conquistatore marciare su Roma, e proclamarsi dittatore. Perchè non si farebbe, partendo dalla Siria, ciò che si è fatto partendo dalle Gallie?

Fissai gli occhi attoniti sopra Claudia e mi alzai. Ella non si mosse.

— Giuda, mi diss'ella, poichè l'ondeggiare della conversazione ci ha gettati sopra questo terreno, bisogna spiegarci.

— Poichè folleggiamo al paradosso, osservai io, permettimi, Claudia, d'aggiungere: Perchè stancarci ed andare fino a Roma, turbare la quiete del marito di tua madre, poichè abbiamo dinanzi a noi tutta l'Asia da risuscitare: l'impero di Ciro, d'Alessandro, di Dario, di Salomone stesso? Restiamo da questa parte del Mediterraneo ove il clima è così bello, la natura così ricca, l'uomo così vile, la donna così possente; ove lo schiavo obbedisce, il padrone gode, l'oro nasce da sè solo; ove la creazione ebbe la sua aurora, e vi spiega la sua opulenza meravigliosa.

— Giuda, replicò Claudia impallidendo, tu hai ricordato mia madre e Tiberio. Tu hai abitato Roma. Tu sai dunque una parte della mia storia, la parte infame, quella che traboccava da Capri, e si spandeva in fetide onde sopra la città dei sette colli. Hai udito forse raccontare delle mostruosità che la plebe vigliacca ha bisogno di credere per non confessare a sè stessa di non essersi sola imbragata nella poltiglia. L'ho inteso io stessa, codesto racconto, contaminare le mie orecchie, quando mi recavo a Roma e vedevo quel popolo che conduce il mondo prosternarsi dinanzi la mia lettiga, come dinanzi l'altare della Venere impudica. Non mi curai di confutare l'esagerazione di quelle fiabe. Ciò che ne restava di vero era già troppo per l'infamia di tutta una generazione d'uomini. Alla fine, tutto ciò ha fatto sanguinare il mio cuore.

— Claudia, sta in guardia, la memoria ti trascina a parlare di cose, che domani non vorresti mai aver rivelate agli orecchi d'un mortale.