— Che t'importa! Avevo dodici o tredici anni, ero il solo sollievo cui si consentiva lasciare a mia madre sulla sua roccia di Pantellaria. La nostra vita era triste, povera, spaventata; ogni uomo che arrivava da Roma poteva essere un assassino, o portare un veleno coll'ordine di Cesare di trangugiarlo. Il nostro sonno, una nelle braccia dell'altra, riassumeva tutti i nostri terrori, tutte le nostre felicità; noi eravamo unite; potevano separarci! A quella povera madre non restavano che le mie carezze. La mia voce le faceva tutto dimenticare. Un giorno, nondimeno, ella prese una risoluzione disperata. Ella mi disse: Domani partirai per Roma. Non la vidi più in tutta la giornata. Scrisse. Scrisse una lunga lettera a Tiberio che io doveva rimettergli. Julia gli si confessava. Ella gli rivelava il nome di mio padre già morto, le circostanze della mia nascita, e domandava grazia per me. Partii. Vidi Tiberio. Gli diedi la lettera di mia madre. Tiberio la lesse da cima a fondo senza che il suo viso tradisse la menoma emozione. Poi la gettò tranquillamente sopra un braciere che riscaldava la sua stanza. Mi guardò fisso, lungamente, e accarezzò il mio mento. — Cosa t'ha ella detto, tua madre? mi domandò finalmente. — Le sue parole sono state queste, risposi io: Tu farai tutto, figlia mia, tutto, intendi bene, per ottenere la mia grazia. — Hum, brontolò Tiberio, tutto! — Tu domanderai questa grazia tutti i giorni, continuai ripetendo le parole di mia madre; non vedrai mai Cesare senza ricordargli la mia grazia; e resterai fino a che non l'avrai ottenuta. — Sta bene, replicò Tiberio, resta e domanda tutti i giorni codesta grazia.

Claudia s'arrestò. Mi parve che fosse vinta dalla commozione. Ciò durò un momento, poi riprese:

— Io feci tutto. Domandai la grazia. Non l'ottenni. Io non vendetti la mia infamia; la mi fu tolta per nulla; quel Cesare mi derubò. Egli sapeva bene, pertanto, che se io mi rassegnava a quegli obbrobri, gli era per ottenere il perdono dell'esiliata. Egli scroccava la mia vergogna. Ciò ch'io soffrii, nessuno lo saprà giammai. Dovevo sorridere in mezzo alle sozzure di Capri, delle quali pensavo fare la redenzione di mia madre. Essa morì. Io restai infame per niente.

— L'è orribile, codesta storia, dissi io inginocchiandomi dinanzi a Claudia e baciando il lembo della sua tunica.

— Alcuni anni più tardi, Cypros arrivò col messaggio della morta, continuò Claudia. Allora mi decisi a partire. Tiberio vi consentì. Ormai e' non poteva più respirare la voluttà di uccidere la madre col disonore della figlia: non poteva più vendicarsi di una madre, immergendo me nella melma. Ma questo non era il mio solo supplizio. Io era maritata. Chi mai conosceva la santa parola che io portavo nell'antro della dissolutezza? chi sapeva che io m'inginocchiava davanti l'altare di Priapo per implorare misericordia per mia madre? Ebbene, m'inzaccherarono dei loro insulti, e la vergogna ricadde altresì sul fronte dell'uomo che avevano associato al mio obbrobrio.

— Povera donna, feci io, è dunque per questo che la tua stanza nuziale è vedova.

Claudia non rispose alla mia interruzione, e continuò:

— Tiberio abbandonava la sua preda. Sejano vi si opponeva. Quel miserabile mi amava con frenesia. Ciò che ci volle di lotta, il mio odio lo sa, e se ne ricorda. Avevo un bel fulminarlo del mio disprezzo, quel Sejano, egli si aggrappò a me come le anime alla barca di Caronte. Dovetti raccontargli ciò che io ti racconto ora. Quel fango ebbe la pietà che Tiberio mi rifiutava. Mi rispettò. Mi lasciò partire. Mi diede un consiglio. Oh! io non sono mica la sola che odii quel Cesare da cloaca!

— Posso io chiederti qual consiglio ti diede il terribile favorito del padrone del mondo?

— Te l'ho detto: prendere l'Impero a rovescio, e detronizzare Cesare. Roma lo deride. L'Italia lo odia. Le legioni lo disprezzano. Le provincie aspettano il primo che osi.... Ebbene, io oserò, io donna oltraggiata; io che odo a tutti gli istanti del giorno e della notte risuonare alle mie orecchie la parola di mia madre: vendetta! io che porto sopra il mio capo il suo pugnale, e che vedo ogni mattina, risvegliandomi, ogni sera, prima di chiudere gli occhi, la schiava fedele che raccolse il suo ultimo alito. Intendi tu adesso, Giuda? Comprendi perchè sei qui? Io ti ho messo alla prova: tu sei forte, hai della volontà e della perseveranza, tu detesti i Romani, tu cospiri contro Cesare: io mi associo a te. Avanti dunque. Se gli Dei sono ciechi, gli uomini devono aprir gli occhi e correggere il destino.