— Io vado a sacrificare dei conigli al tempio di Girizim in Samaria.
— Vado pazzo per l'intingolo di coniglio; ma non voglio bene a Giove. È brutale: ha dei gusti troppo singolari.
— Finalmente, ove vuoi venirne?
— Ho veduto il sagan ieri sera. Mi ha raccontato la conversazione che avete avuto insieme. Sono anch'io dell'affare. Che diamine vuoi tu ch'io mi faccia a Gerusalemme, quando c'è da trar partito in un altro sito del commercio dei profeti?
— Quella bestia non sa dunque custodire un secreto?
— Come! come! Non ti fideresti di me, forse? D'altronde, io ho appoggiato la proposizione quella sera che la fu fatta. Io me n'intendo di codesta mercanzia. Ne ho praticato poi tanti nelle Gallie: credo anzi d'aver un giorno mangiato un pezzo di profetessa arrosto. Ti racconterò la cosa come avvenne, per istrada. Ti annoieresti a morte, solo, in codesta spedizione. Tu non hai l'istinto del bracco.
— Lo vuoi proprio?
— Ho persino promesso una visita ai figli di Giuda e di Gamala.
— Sia dunque: ma ad un patto.
— Fammelo dolce, codesto patto.