Uscii dalla Casa Dorata all'alba, seguii la via romana che corre da Damasco a Tiberiade, passando dinanzi Magdala, traversando il rigagnolo d'acqua salata che zampilla da alcune larghe sorgenti, a pochi passi dal lago, e si getta in mezzo ad uno spesso tuffo di verdura, montando la china tagliata nella roccia, verso la bocca del Giordano, e tagliando la base di quella collina, ove è posta Cafarnaum.
La sinagoga è un'istituzione popolare, come il sanhedrin è un'istituzione aristocratica, del popolo giudeo. Essa rimonta un po' al di là dei Maccabei.
La sinagoga è una casa di riunione per pregare, per cantare i salmi di Davide, leggere il Pentateuco, ascoltare delle lezioni morali e discutere la dottrina: un tempio, una scuola, un palazzo municipale in caso di bisogno.
Quando tutti comprendevano l'ebraico, il Tempio stesso era inutile: ogni focolare era un altare. Mosè aveva ordinato di fare la lettura pubblica dei libri sacri ogni sette anni. Ma dopo il ritorno da Babilonia, l'ebraico era divenuto una lingua da letterati che si imparava come un'altra. Il popolo non parlava più correntemente che l'arameno, dialetto siriaco misto d'ebreo. La lettura dei libri di Mosè non poteva esser fatta dunque che da una classe scelta.... Un po' più ancora, e quei libri sarebbero stati obbliati. Allora Ezra fondò una riunione ebdomadaria per cantare i salmi e leggere i profeti. Questa istituzione divenne popolare: la sinagoga nacque; dieci persone bastavano per costruirla. L'architettura n'era semplice: si imitava la tenda che era stata imitata dallo stesso Tempio. Più tardi se ne fecero dei monumenti.
La sinagoga costrutta dal cittadino romano in cima alla collina di Cafarnaum era splendida, di marmo bianco, che spiccava vivamente sul basalto grigio di cui era fabbricata la città: il frontone ornato di colonne a capitelli corintii, un portico dinanzi la porta ed un magnifico cornicione d'ordine composito.
Era l'ottava ora del mattino. Dei gruppi di conciatori di pelli, tintori, fabbricanti di sapone, mercanti d'olio, venditori di cacio e di frutta, dei pastori, dei marinai, dei pescatori, dei giardinieri facevan capannelli sul piccolo piazzale della casa di riunione, attendendo il momento d'entrare, e in attesa di occuparsi della salute dell'anima, trafficavano fra loro.
Cafarnaum è la prima città, sulla via da Tiberiade a Damasco, che abbia guarnigione romana.
La sinagoga era bagnata di una calda luce che faceva scintillare di rosee tinte i muri di marmo bianco, sotto un cielo azzurro, sopra un lago ceruleo circondato da verzura e da roccie vulcaniche. Passai, ed innanzi di entrare, immersi le mani nella vasca d'acqua presso alla soglia, nettai i piedi alla lama di ferro posta vicino, feci una riverenza all'arca, e mi fermai alla porta rivolta all'occidente. Poco dopo il popolo principiò ad entrare, imitando ciò che io aveva fatto. I dieci del batlanim (oziosi) avevano già preso posto nella piattaforma elevata del mezzo della sinagoga. I ricchi andarono a sedere sui loro alti posti vicino all'arca; i poveri si accalcarono sulle panche di legno coperte da stuoje; i fanciulli mezzo nudi ed intieramente abbronzati al sole, s'accoccolarono sul suolo di nudo marmo, facendo degli sberleffi, pizzicandosi di nascosto, più vogliosi di andar a giuocare sulla piazza, che di stare lì dentro. Le donne occupavano già il loro nido dietro una larga grata nella galleria superiore, vicina al tetto. Il Hazzan, che è il guardiano della sinagoga, vi mantiene l'ordine, e compie certe funzioni, fece il giro della sala per vedere se tutto andava convenevolmente. Gli anziani stavano sulla piattaforma, ed il loro capo aspettava che il Hazzan gli dicesse che tutto era in ordine per dare il segnale del servizio. Il segnale fu dato. Il capo del batlanim bruciò dell'incenso che riempì del suo bianco fumo e del suo forte profumo tutta la sinagoga, ed intuonò un salmo di David che fu cantato dall'intera assemblea. Finito il salmo, il Hazzan andò all'estremità orientale della sinagoga, allontanò, inchinandosi, il velo che copre l'arca, l'aprì e ne tirò fuori il Torah — ruotolo ove sono scritti i cinque libri — lo portò intorno ai banchi del popolo, di maniera che tutti potessero baciarlo, o toccarlo colla mano diritta, ed ascendendo i gradini della piattaforma, lo presentò al Sheliach.
Questo vegliardo, prendendo il ruotolo nelle sue mani, si levò e, mostrandolo aperto alla congregazione la quale si alzò pure, gridò:
«Ecco la legge che Mosè dettò al popolo d'Israello, la legge che Mosè c'impose, l'eredità dei figli di Giacobbe. Le vie del Signore sono perfette. Le vie del Signore sono provate. Egli è lo scudo di tutti queglino che credono in lui.»