— Qual è il nome del Rabbì che parla ora?

— Da che sotterraneo sbuchi tu per non conoscere il nome del nostro Rabbì?

— Sbuco da un sotterraneo che si chiama Casa Dorata a Tiberiade, e da un deserto che si chiama Gerusalemme; scusa dunque la mia ignoranza.

— Ebbene, gli è il Rabbì di Nazareth. Lo conosci ora?

— Meno di prima. Ma non monta. Chi è codesto tuo Rabbì?

— Quegli che sazia le moltitudini con pochi pani.

— Mi meraviglierebbe se la saziasse con dei ciottoli, o con delle foglie d'alberi, come le vacche. È dunque un figlio di Salomone o d'Erode, il tuo Rabbì di Nazareth?

— Meglio assai, straniero, rispose il giovine con disprezzo: egli è figlio di Dio.

Non ebbi a replicare. L'entusiasta mio vicino, che era discepolo del Rabbì, e si chiamava Giovanni, alludeva ad un fatto accaduto alcuni giorni prima, in cui il Rabbì, avendo condotto seco un certo numero di discepoli in una escursione nelle montagne, aveva loro fatta la gradita sorpresa di distribuire del pane preparato la vigilia, regalo al quale non s'attendevano in quel sito. Questa attenzione li aveva tocchi al punto che paragonavano la generosità del maestro a quella leggenda d'Elijah, che moltiplicò l'olio e la farina della povera vedova di Sarepta la quale gli aveva dato da bere, e ad Eliseo che aveva nutrito gli abitanti di Guilgal in una carestia, con venti pani d'orzo.

Alla domanda del mercante di grano: donde vieni tu? il Rabbì non rispose categoricamente; ma facendo allusione alle voci propagate dai suoi discepoli, disse: